Accardo, la prima volta in scena dopo lockdown

Verdi, il celeberrimo. Paganini, forse il più amato. E poi Boccherini, tutto da scoprire. In un vero omaggio all’Italia e alla sua grande musica. “Mi sembrava che in questo periodo fosse appropriato”, sorride il maestro Salvatore Accardo, il violino italiano più celebre al mondo, virtuoso di Paganini ma con un repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo, direttore e fondatore dell’Orchestra da Camera Italiana, unica formazione al mondo che riunisce allievi ed ex allievi di uno stesso maestro, con i suoi ragazzi dell’Accademia Stauffer di Cremona. L’11 settembre Accardo è tornato in scena davanti a un pubblico, per la prima volta dopo il lockdown. L’occasione è Falesie in musica, rassegna che il borgo di Portopiccolo, sulla costiera triestina, organizza insieme alla Società dei Concerti di Trieste e che da luglio a dicembre presenta un cartellone di undici appuntamenti all’insegna della grande musica (tra i prossimi, Sara Zoto, Mariechristine Lopez, Nicoletta Sanzin e Quartetto indaco). “Tornare da queste parti per me è sempre un po’ come tornare a casa”, racconta all’ANSA Salvatore Accardo, classe 1941, nato a Torino da una famiglia di Torre del Greco, enfant prodige da quando a soli tre anni imbracciò un piccolo violino, suonandolo a orecchio.

“Il mio primissimo concerto da professionista – spiega – fu proprio per la Stagione concertistica di Trieste. Lo ricordo come fosse ieri. Era il 1956, avevo 15 anni e portavo sonate di Vivaldi, Bach, Brahms, Martucci e i capricci di Paganini”. Questa sera, invece, sarà sul palco del Portopiccolo Pavillon insieme a Laura Gorna (violino), Francesco Fiore (viola) e Cecilia Radic (violoncello). “Mi sembrava giusto, in questo momento, valorizzare autori italiani – prosegue il maestro -. E’ un programma che abbiamo già presentato e che torneremo ancora a suonare. E’ particolare perché accosta Verdi e Paganini. Verdi, è noto, era un grandissimo compositore di opere. Ma Paganini, oltre che violinista, era un grande amante d’opera e non a caso tutte le sue composizioni hanno sempre un che di molto lirico. Poi c’è Boccherini, musicista non sufficientemente conosciuto secondo me e che invece ha scritto bellissimi quartetti”. Per il concerto, racconta, “userò un violino cui sono molto affezionato, perché con lui vinsi il Premio Paganini. È un Poggi del 1936. Me lo regalò un insegnante di Napoli. È stato il mio primo violino ‘importante’. Certo – prosegue – c’è anche una certa curiosità per capire come questa sera e d’ora in poi si potranno gestire i concerti con il pubblico. So che molte Fondazioni hanno dovuto dimezzare gli spettatori pur di tornare a suonare. Questo periodo orrendo – ammette – ha spaventato tutti. Io, poi, ho due bambine, Ines e Irene. La preoccupazione è ancora maggiore. Hanno 12 anni e proprio ieri sono tornate a scuola a Milano”.

Ma mentre gli italiani si improvvisavano impastatori, cantavano ai balconi o facevano scorpacciate di serie tv, una grande stella della musica come Accardo, come ha passato il lockdown? “Insegnando online – racconta lui -. Dovevo finire i miei corsi all’Accademia Stauffer di Cremona e con gli allievi abbiamo scelto di proseguire con lezioni a distanza. Poi, quando è stato possibile, ne ho approfittato per andare un po’ al mare, in vacanza. Oggi mi dico che bisogna essere fatalisti, ma senza mai abbassare la guardia”. Il prossimo 26 settembre compirà 79 anni, cosa si regala un maestro come Accardo? “Un piccolo concerto con mia figlia Irene – risponde -. Ines ha la passione per la danza, per i musical. Irene invece ha iniziato a suonare presto. Tra me e la mamma, che è un’eccellente violinista (Laura Gorna, ndr) probabilmente era fisiologico. Anche Irene aveva iniziato con il violino, poi è passata al pianoforte. Dice che ci sono già troppi violinisti in casa. Ha ragione – sorride il maestro -. Per il mio compleanno abbiamo preparato un programma di Mozart e lo trasmetteremo anche online, da casa nostra. Non ho mai insistito perché suonasse – confessa – ma ogni volta che la sento è commovente ed emozionante, davvero”.


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