Al via le iniziative di Santarcangelo per la Giornata della Memoria, in biblioteca un incontro e una mostra su Árpád Weisz

 

Giovedì 27 gennaio anche la commemorazione istituzionale e un incontro per le scuole, sabato 29 il concerto del Siman Tov Quintet

È tutto pronto per l’avvio delle iniziative organizzate a Santarcangelo in occasione della Giornata della Memoria per le Vittime della Shoah, 77° anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwitz.

Nel giorno della ricorrenza, giovedì 27 gennaio, si svolgeranno tre iniziative: alle ore 9 la commemorazione istituzionale alla targa dedicata ai deportati presso lo Sferisterio, con la sindaca Alice Parma, l’Anpi e le associazioni combattentistiche, alla presenza di tre classi quinte della scuola primaria Pascucci. Sempre in mattinata è in programma l’incontro della storica Simona Salustri con alcune classi della scuola media Franchini, a cura dell’Anpi di Santarcangelo, mentre nell’ambito del progetto “Femí – Bambini della Costituzione”, l’associazione Supernova Santarcangelo proporrà a tutte le scuole primarie un video ispirato alle tante esperienze raccontate sulla deportazione, pensato per i più piccoli in collaborazione con l’Anpi.

Sempre giovedì 27 gennaio, alle ore 21 in biblioteca, si svolgerà infine un incontro di approfondimento sulla mostra “Árpád Weisz, una storia di sport e razzismo”, alla presenza di Matteo Matteucci – autore del fumetto “Arpad Weisz e il Littoriale” (Edizioni Minerva) da cui è tratta la mostra – e di Francesca Panozzo, dottoressa in Storia Contemporanea e referente dell’Aula Didattica del Museo ebraico di Bologna.

Realizzata dal Museo ebraico di Bologna a partire dal volume a fumetti, la mostra illustra la vicenda dell’allenatore ebreo ungherese, che dopo i successi sulle panchine di Inter e Bologna – compresi tre scudetti – è costretto a lasciare l’Italia con l’entrata in vigore delle leggi razziali, per poi essere deportato ad Auschwitz dove muore nel 1944. Promossa da Amministrazione comunale, fondazione FoCuS, biblioteca Baldini, Museo ebraico di Bologna ed Edizioni Minerva, la mostra è visitabile fino al 20 febbraio negli orari di apertura della biblioteca (lunedì, martedì e giovedì dalle 13 alle 19, giovedì anche dalle 21 alle 23, mercoledì, venerdì e sabato dalle 8,30 alle 19,00). Per partecipare alle iniziative della Baldini sono necessarie la Certificazione verde Covid-19 rafforzata (super green pass) e la mascherina modello Ffp2.

Sabato 29 gennaio spazio invece alla musica con il ritorno del gruppo “Siman Tov Quintet”, protagonista di un concerto di musica klezmer in apertura della rassegna “Musica Maestri!”, promossa dalla scuola comunale di musica Giulio Faini. Alle ore 21 presso il teatro Lavatoio saliranno sul palco Fabrizio Flisi (pianoforte), Tiziano Paganelli (fisarmonica), Federico Lapa (percussioni), Gioele Sindona (violino e voce) e Stefano Bertozzi (clarinetto).

Dopo un’esibizione degli studenti della scuola, il quintetto – attivo da oltre 15 anni – proporrà un repertorio di musiche della tradizione ebraica intervallate da letture sulla Shoah: un viaggio fra musica e parole per riflettere su quanto accaduto nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Il biglietto d’ingresso è 12 euro (ridotto a 10 euro per under 12, over 65 e persone disabili) ed è consigliata la prenotazione al numero 328/7094349, anche con un messaggio WhatsApp. Per partecipare sono necessarie la Certificazione verde Covid-19 rafforzata (super green pass) e la mascherina modello Ffp2.

L’ultimo appuntamento per la Giornata della Memoria 2022 è nuovamente in biblioteca: sabato 5 febbraio alle ore 15,30, infatti, alla Baldini sarà proiettato il film “Il pianista” di Roman Pola?ski nell’ambito della rassegna “Cinema e psicanalisi” a cura di Maurizio Cottone, Francesca Baldini e Massimo Eusebio.

Le iniziative per la Giornata della Memoria sono organizzate con il coordinamento del Comitato cittadino antifascista, tavolo di lavoro presieduto dalla sindaca Alice Parma che riunisce Amministrazione comunale, Anpi e associazioni combattentistiche del territorio, istituti culturali, enti pubblici, scuole e forze politiche locali.

 

Matteo Matteucci – Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sezione pittura, nel 2001 vince il concorso ordinario per l’insegnamento della materia di discipline pittoriche nelle scuole secondarie superiori. Insegna a Brescia, Bologna, Rimini e Riccione, sempre in licei artistici. Nel 2011 illustra per Minerva Edizioni il libro “Bologna soccer”. Nel 2013 espone la storia di Árpád Weisz in Sala Borsa a Bologna nell’ambito della rassegna “Disognando” e a Milano presso lo Stadio Arena in occasione del 1° Torneo di calcio giovanile dedicato all’allenatore ungherese, in collaborazione con il progetto “W il Calcio”. Nel 2014 le tavole dedicate a Weisz sono esposte a Palazzo d’Accursio di Bologna (Sala d’Ercole) in occasione dei settanta anni dalla morte dell’allenatore (31 gennaio 1944) e a Rimini, nel Palazzo del Podestà, nell’ambito della mostra “Sport, sportivi e giochi olimpici nell’Europa in guerra”, in collaborazione con il Comune di Rimini e il Memorial della Shoah di Parigi. Nel 2019 pubblica tre romanzi grafici per Minerva Edizioni: uno riguarda la vita della scrittrice e partigiana Renata Viganò, insieme all’autrice Tiziana Roversi. L’altro volume racconta invece la tragedia della squadra del Grande Torino, avvenuta nel 1949, realizzato insieme a Franco Ossola. Il terzo volume è dedicato alla squadra di calcio del Bologna e precisamente agli albori della sua gloriosa storia: “La Maglia verde del Bologna”, realizzato insieme a Carlo Caliceti.

Árpád Weisz – Nato a Solt (Ungheria) nel 1896, dopo aver vinto il campionato nel 1930 con l’Ambrosiana-Inter, dal 1935 al 1938 porta il Bologna – la squadra rossoblù “che tremare il mondo fa” – a conquistare per due volte consecutive lo scudetto e la prestigiosa Coppa del Torneo dell’Esposizione di Parigi. Calciatore esperto e allenatore carismatico, Weisz mostra grande perspicacia nelle strategie di gioco, oltre a essere empatico e comunicativo con le sue squadre, sempre e comunque appassionato. La straordinaria carriera di Weisz si interrompe bruscamente nel gennaio del 1939, quando, a seguito delle leggi razziali del 1938, è obbligato a lasciare l’Italia con la moglie Elena e i figli Roberto e Clara, cercando riparo a Parigi. Ma la Francia non può offrire sicurezza e stabilità alla famiglia, che nel febbraio del 1939 arriva nella cittadina olandese di Dordrecht, dove la squadra di calcio locale necessita di un allenatore per evitare la retrocessione. Ma anche nell’Olanda occupata dall’esercito tedesco iniziano le discriminazioni degli ebrei e le deportazioni. Le SS arrestano la famiglia Weisz nell’agosto 1942: Elena, Roberto e Clara, deportati ad Auschwitz, vi trovano subito la morte. Árpád passa prima da un campo di lavoro in Alta Slesia, poi ad Auschwitz, dove muore di stenti il 31 gennaio 1944.

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