Alessandro Di Battista, da “Napoleone” dei 5S ?a recluta che colleziona figuracce

Scrittore, viaggiatore e politico per passione. Alessandro Di Battista sperava di passare alla gloria come il condottiero che aveva salvato il M5S, ma finora ha ricevuto solo sberleffi.

Grillo lo ha zittito paragonandolo al protagonista del film Il giorno della marmotta, mentre dai vertici del MoVimento è arrivata l’invito a candidarsi alle suppletive a Sassari per un seggio da senatore. Una proposta che cela il recondito desiderio dei vertici grillini di sbarazzarsi di lui il prima possibile. Una personalità come Di Battista è scomoda sia per problemi di stabilità politica della maggioranza sia di presentabilità. Molti, dentro il M5S, hanno contestato che ‘Dibba’ elargisse consigli stando comodamente all’estero e senza mai volersi sporcare le mani. Ora, che la situazione è cambiata, vorrebbero che stesse in silenzio anche perché, quando parla, colleziona un’infinità di gaffes.

In questi giorni Di Battista, per sostenere la legge sulle droghe leggere, ha pubblicato un lunghissimo post su Facebook in cui esordiva attaccando gli Lgbt: “Volete la regolamentazione della produzione e della vendita della cannabis? Allora evitate di farvi i selfie con una canna in mano. Si tratta di gesti infantili ed altamente controproducenti. Ricordano coloro che pretendono di ottenere un miglioramento dei diritti civili per gli omosessuali esibendosi in volgari forme di trasgressione durante i Gay Pride. Così l’ex deputato romano si è, inevitabilmente, inimicato le lobby gay, ma questa è solo l’ultima di figuracce.

Nel luglio dell’anno scorso ‘Dibba’ aveva annunciato di essere divenuto collaboratore della casa editrice Fazi per la quale avrebbe dovuto curare una collana di saggistica. Risultato? “La consulenza durava sei mesi ed è finita. Anche perché Alessandro aveva altri impegni. Doveva partire per l’Iran”, spiega Thomas Fazi, figlio dell’editore Elido Fazi, intervistato dal Foglio. E il libro su Bibbiano tanto atteso? “Non è uscito nulla. Alessandro ha portato idee. Sono rimaste sul tavolo. Ha poi preferito dedicarsi al suo impegno politico”, sottolinea il giovane editore. D’altro canto cosa ci si può aspettare da un politico che mente persino sulla sua età? Ebbene sì, il 7 agosto dello scorso anno l’ex deputato grillino ha postato una foto su Instagram accompagnata da una didascalia che è stata presa di mira dai suoi followers.“Grazie a tutti per gli auguri. Vi voglio bene, 39 e non sentirli”, aveva scritto il ‘non più giovane Dibba’ che di anni ne ha compiuti 41.

La vita privata e il padre “fascista e liberale”

Un ‘giovane’ che, prima di aspirare a diventare capo politico del M5S, come ha rivelato Franco Bechis, ha partecipato alle selezioni per entrare nella casa del Grande Fratello, però l’esito finale non è stato lo stesso di Rocco Casalino. Ma ciò che probabilmente imbarazza di più Di Battista sono le idee di suo padre Vittorio, fascista dichiarato che pagava in nero un dipendente della sua ditta. “È il fascista più liberale che io conosca”, è stata la difesa d’ufficio che Di Battista jr ha proclamato intervistato durante la trasmissione ‘Accordi e disaccordi’ circa due anni fa. “Penso sia la persona più liberale, nel senso buono del termine, che io conosca: un fascista, come si definisce lui, che vuole che la Chiesa paghi l’Imu, un fascista d’accordissimo con le unioni civili, anti-imperialista, molto più amante del Che che di Berlusconi o Bolsonaro. Un personaggio molto particolare”, furono le parole precise. Nel libro Meglio liberi, invece, l’esponente grillino racconta la sua nuova vita da papà e regala ai lettori tante altre ‘perle di saggezza’. La più ‘gustosa’ è senza dubbio la seguente: “Gli ho spalmato la pomata sul sedere e sul pisellino poi – scrive riferendosi ovviamente a suo figlio – gli ho rimesso il body con gesti rapidi e risoluti. Il problema è che, complice il sonno e l’eccesso di sicurezza, mi sono dimenticato il pannolino”. Un’altra degna di nota riguarda ancora una volta i bisogni fisiologici dell’infante: “L’ho pulito con cura; i suoi angelici escrementi erano piuttosto appiccicosi la prima settimana ma era roba di mio figlio, sangue del mio sangue e non provavo alcun disgusto”.

Le ‘balle’ in politica estera

Di Battista, però, il meglio di sé lo ha dato nel corso del quinquennio trascorso tra i banchi della Camera. Basti pensare che nel febbraio 2015 vince la classifica stilata dal New York Times che gli conferisce il titolo di politico più bugiardo del 2014. Nell’ottobre di quell’anno, infatti, l’allora deputato pentastellato, parlando della Nigeria, disse che “il 60% è in mano agli estremisti islamici di Boko Haram, il resto del paese è in mano ad Ebola”. In realtà, i terroristi islamici locali, all’epoca, controllavano solo una piccola parte del Paese africano e l’Oms, proprio in quel periodo, aveva dichiarato la Nigeria Paese “Ebola-free”. Di Battista, che prima di entrare in politica aveva girato il mondo come volontario alla Caritas ed era stato stagista per una Onlus in Congo, non ha mai nascosto la sua passione per la politica estera.

Una passione che, sempre nel 2014, ci ha regalato delle vere e “proprie perle”.“L’obiettivo politico (parlo dell’obiettivo politico non delle assurde violenze commesse) dell’ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall’occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica”, aveva scritto l’allora deputato M5S in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo. Ma non solo. Secondo il ‘Dibba-pensiero’ “dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione” perché “nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà”.

In verità, dopo qualche mese, cercò di raddrizzare il tiro spiegando a una militante che intendeva riferirsi ad Hamas. Peccato, però, che quel post era intitolato “ISIS, che fare?” tanto che Di Battista era arrivato a chiedersi “quanto un miliziano dell’ISIS capace di decapitare con una violenza inaudita un prigioniero sia così diverso dal Segretario di Stato Colin Powell colui che, mentendo e sapendo di mentire, mostrò una provetta di antrace fornitagli da chissà chi per giustificare l’imminente attacco all’Iraq”. Dibba, inoltre, non ha mai nascosto il suo antiamericanismo e, in quello stesso post, aveva azzardato insinuare che “L’attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande capitale nordamericano” e che “forse anche a New York qualcuno ‘alle 3 e mezza di mattina rideva dentro il letto’ come capitò a quelle merde dopo il terremoto a L’Aquila”. Una frase alquanto infelice per un personaggio che non ha mai fatto mistero di voler guidare la Farnesina e che si fece portavoce di un’altra bufala colossale:“In Grecia cittadini disperati si iniettano il virus dell’Aids per prendere il sussidio”, disse sempre in quello stesso anno.

Dibba bocciato pure in Storia

Nel 2017, invece, nel corso di un’interrogazione parlamentare rivolta all’allora titolare del Viminale Marco Minniti, disse: “Macron piace a tutti quanti voi come se fosse Napoleone ma almeno quello combatteva sui campi ad Auschwitz e non nei cda delle banche d’affari…”. La città in questione, però, era un’altra e Di Battista, infatti, si difese sui social scrivendo: “Mi è uscito uno strano ‘Auslitz’. Ovviamente non pensavo ad Auschwitz ma alla battaglia di Austerlitz. Ho sbagliato una sillaba, in fondo. Ma ora vedrete come ci marceranno. E vabbè, si va avanti. Un abbraccio a tutti”. Due anni prima, invece, era incappato in una gaffe sulla nostra Capitale: “Non esiste una città che vanta oltre tremila anni di storia come Roma al mondo”, sentenziò ‘Dibba’. E, che in storia Di Battista non fosse una ‘cima’, lo si era capito anche quando, nel corso di un dibattito sulla Riforma Boschi, disse che la Costituzione fu approvata “a suffragio universale nel 1948”. All’epoca, però, l’unico voto “a suffragio universale” fu il referendum del 2 giugno 1946 che sancì la vittoria della Repubblica sulla monarchia e la nascita di un’assemblea costituente che approvò la nostra Costituzione il 22 dicembre del 1947.

‘Dibba’ senza futuro, il parere di Cacciari e Giannuli

Al netto di tutto questo, visto e considerato che per diventare leader di partito o capo del governo non è obbligatorio superare un concorso, è comunque lecito chiedersi se Di Battista ha le caratteristiche per guidare un partito e, in seconda battuta, un Paese come l’Italia. “Di battista leader? Perché no? Non mi pare che Di Maio sia a un’altezza superiore…. “, dice a ilGiornale.it il filosofo Massimo Cacciari che aggiunge: “Ma davvero il problema è Di Battista? Si arrangeranno tanto cosa vuole che cambi un Di Battista in più o in meno? È del tutto insignificante…”. L’ex sindaco di Venezia ne è sicuro: “Neanche Di Battista riuscirà a mandare a casa i parlamentari dei Cinquestelle. M5S e Pd, se fosse per loro, resterebbero lì attaccati in modo spasmodico”. E ancora: “Il governo può andare a casa perché a ottobre può diventare incontrollabile la situazione economico-finanziaria e sociale, non certo per movimenti parlamentari o per ‘personaggini’ come Di Battista”.

Ancora più duro il commento dello storico Aldo Giannuli, a lungo sostenitore dei grillini, che al telefono ci spiega: “Di Battista non sarà in grado di risollevare il M5S perché la sigla è bruciata. Quando manchi la prova del governo, non c’è nulla da fare”. E se facesse un partito tutto suo? “Guardi, le scissioni dei partiti nella Seconda Repubblica non funzionano: Alfano, Fini, Bersani e D’Alema o Renzi hanno fallito perché i partiti attuali sono delle congreghe molto eterogenee, tenute insieme da un magnete che è quello di essere credibili per battere l’avversario. Se viene meno questo, il polo scompare, ma chi se ne distacca se ne va via con quattro gatti”.



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