Anche la Difesa avrà la sua università. Lauree per militari (ma anche per i civili)

La commissione Bilancio della Camera ha approvato nei giorni scorsi la creazione di un’università della Difesa. Sarà infatti il Centro Alti Studi della Difesa, istituito di eccellenza per la formazione del Dicastero, a emanare bandi per dottorati in scienze della Difesa e della Sicurezza aperti anche ai civili. «Al fine di sviluppare percorsi formativi che favoriscano l’integrazione interdisciplinare – si legge nel documento approvato – tra il mondo accademico nazionale e la ricerca nel settore della Difesa, nonché di integrare il sistema della formazione universitaria, post universitaria e della ricerca a sostegno del rilancio e di un più armonico sviluppo dei settori produttivi strategici dell’industria nazionale», il Casd si riconfigura «in via sperimentale per un triennio quale scuola superiore di ordinamento speciale della Difesa di alta qualificazione e di ricerca nel campo delle scienze della difesa e della sicurezza». L’emendamento al decreto Rilancio riprende un’idea fortemente voluta dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, sostenuta e condivisa con il Ministero dell’Università e della Ricerca e che consentirà un’integrazione tra le università e la Difesa, a sostegno della formazione degli studenti, della ricerca e dello sviluppo dell’industria nazionale di settore. Otto saranno gli studenti che ogni anno potranno accedere ai corsi, tramite un bando. Gli stanziamenti prevedono un impegno di spesa di 587.164 euro per il 2021, 694.112 euro per il 2022, 801.059 euro per il 2023 e a regime, a decorrere dal 2024, 908.007 euro. Le spese restano a carico del ministero della Difesa. Da sottolineare che i docenti saranno individuati, sempre tramite bando, in un percorso in collaborazione tra i due ministeri e se necessario ne saranno utilizzati anche di militari. Il piano formativo è predisposto da un comitato ordinatore composto da due membri delegati dal ministero della Difesa e da tre esperti delegati dal ministero dell’Università e della ricerca. Finiti i tre anni di sperimentazione, se tutto andrà a buon fine, il sistema universitario entrerà a regime e potrà dotarsi di un’autonomia statutaria e regolamentare da attuarsi con decreto del ministro dell’Università. L’idoneità sarà valutata dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Per l’attuazione del programma ci si potrà avvalere anche della collaborazione delle università presenti sul territorio nazionale. Un passo importante, perché i dottorati in scienze della Difesa e della sicurezza serviranno a fornire nuove figure che potranno ricoprire ruoli legati anche all’industria nazionale del settore, fondamentale per lo sviluppo del Paese. Le Forze armate costituiscono, infatti, da sempre, uno dei punti fondamentali di tenuta del «sistema Italia» e sono apprezzate all’estero.



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