“Andai da loro. Fu un errore non chiudere il caso subito”

La vicenda dei due marò avrebbe potuto chiudersi prima. Ne è convinto il generale Pasquale Preziosa, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e all’epoca in cui scoppiò il caso Capo di gabinetto del ministro della Difesa Gianpaolo Di Paola.
Generale, che si ricorda di quei tempi?
«Al di là dei fatti noti, quando i due fucilieri finirono in carcere, visto lo stallo diplomatico tra l’Italia e l’India, si decise di rinforzare l’azione degli Esteri e ciò che stava facendo la nostra ambasciata, inviando in Kerala anche un rappresentante del ministero della Difesa che ero io. New Delhi, la capitale, era molto distante. Il Kerala che era uno Stato pieno di tante religioni, dove il partito comunista indiano era molto attivo, aveva interesse a farli condannare sebbene senza un capo d’accusa. Ad attendere le salme dei due pescatori uccisi rammento che in porto c’erano 5mila persone all’epoca. Da un punto di vista legale furono avviate molte azioni, i miei viaggi in India furono molto frequenti fino a individuare la giusta strategia per fare in modo che i due nostri uomini potessero essere liberati dalle carceri. Nel 2013 fui nominato ai vertici dell’Am e lasciai l’incarico».
Cosa non ha funzionato in questi otto anni?
«I fatti, prima di tutto, dovevano essere accertati. Il regime di diritto era diverso da quello italiano. Alcuni avvocati indiani mi spiegarono che nel loro Paese in caso di omicidio stradale se le parti arrivano a un accordo sul risarcimento della famiglia del morto il processo neanche si apre. La vicenda si sarebbe potuta chiudere subito. Si doveva avere una visione della questione sicuramente più geopolitica. Si doveva guardare alle ragioni elettorali di chi ha strumentalizzato il caso. Ricordiamo che anche Sonia Gandhi fu accusata di essere vicina all’Italia e così non era. Però abbiamo sempre sostenuto che la giurisdizione fosse italiana. L’Avvocatura dello Stato ha lavorato bene, questo devo dirlo. E poi Latorre e Girone erano funzionari in servizio, difendevano una nave italiana. La common law indiana ha dei risvolti che se non sono conosciuti ci portano fuori strada».
Come vede l’atteggiamento italiano?
«L’Italia ha avuto un aplomb incredibile nei rapporti con India. Se gli altri li hanno voluti strumentalizzare non ci si può fare niente».



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