Arriva il dl semplificazioni ma è braccio ferro sulle opere

È iniziato il Consiglio dei ministri che ha all’ordine del giorno il dl semplificazioni, il ddl di assestamento di Bilancio e il Rendiconto dello Stato, nonchè il programma nazionale di riforma.

Il modello Genova, le modifiche alle norme sugli appalti. Dopo settimane di trattative, sono i nodi più discussi del decreto semplificazioni, a tardare l’approdo in Consiglio dei ministri di quella che il premier Giuseppe Conte ha definito “la madre di tutte le riforme”. Conte porta il testo, di una cinquantina di articoli, in Cdm a notte fonda, alla vigilia di una visita istituzionale in Portogallo e Spagna che lo porterà nel vivo della partita europea per i fondi del Recovery fund. Sbloccare gli investimenti, semplificare i procedimenti della P.a., è un pezzo cruciale del programma che il governo presenterà a Bruxelles: le linee guida vengono tratteggiate nel Piano nazionale delle riforme, che il ministro Roberto Gualtieri presenta nello stesso Cdm. Ma il braccio di ferro tra M5s e Iv da un lato, Pd e Leu dall’altro, va avanti fino all’ultimo. Si discute delle soglie per gli appalti, delle norme che riguardano le autorizzazioni per l’edilizia. Ma oggetto del contendere è soprattutto la lista delle grandi opere pubbliche da sbloccare con l’affidamento a commissari straordinari, tanto che in una delle ultime bozze si prevede che ci sia tempo per redigerla fino a fine anno. E non si esclude neanche che il decreto venga approvato “salvo intese”, una formula che prolungherebbe ancora una ‘partita’ tutta interna alla maggioranza che va avanti da settimane.


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