Banksy, poeta provocatore della street art

FERRARA – Un piccolo elemento di disturbo in una immagine radicata nella coscienza collettiva e la scena diventa l’ esatto contrario di quel che voleva rappresentare.
    Così il lanciatore di pietre in guerriglia urbana disegnato nel 2003 su un muro di Gerusalemme si carica di un valore pacifista suggestivo se la sua mano sta per scagliare un mazzo di fiori.
    Questa ‘dissonanza’ ha fatto la fortuna e il successo di Banksy, il maestro inglese della street art, artista globale misterioso ma non troppo, che Ferrara celebra con la mostra dal 30 maggio al 27 settembre a Palazzo dei Diamanti. Le oltre cento opere – scelte dai curatori Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa da collezioni private – abbracciano Pop Art, cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta, la comunicazione pubblicitaria e i nuovi linguaggi della scena digitale in un viaggio tra dipinti, serigrafie, sculture, stencil, spray e colori acrilici, nel quale le mosse del personaggio, basate sulla miscela di provocazioni e furbate, poesia e umorismo, visioni alte e strizzatine d’ occhio al marketing lo hanno reso una star per lo più snobbata da critica e addetti ai lavori ma molto amata dal grande pubblico. ”Un artista chiamato Banksy”, ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale in collaborazione con Ferrara Arte, lascia parlare le opere del disegnatore di Bristol, nato nel 1974. Ufficialmente di lui si sa poco o nulla, il suo volto è sconosciuto, parla solo attraverso i suoi collaboratori, anche se una traccia decisiva per identificarlo rimanda nel 2001 agli Easton Cowboys, la squadra di calcio di un sobborgo della città inglese in cui era il portiere. ”In realtà a nessuno interessa sapere chi sia – dice Antonelli, che si occupa di Banksy da venti i anni -. E’ un po’ come Zorro, l’ importante è vederlo all’ opera come l’ eroe mascherato”. La raccolta di Palazzo dei Diamanti, seconda tappa di un percorso cominciato a Genova e che proseguirà a Palermo, è un concentrato delle immagini-simbolo dell’ autore per il quale ”l’ arte senza trasgressione è come il sesso senza orgasmo”: dalla ormai mitica Balloon Girl del 2004, con una delle serigrafie della prima tiratura venduta a 35 sterline (ne furono realizzati 750 esemplari, 600 solo numerati, il resto anche firmati, che hanno raggiunto quotazioni intorno alle centomila sterline); al giovane di Love is in The Air, dedicata appunto alla contrapposizione tra israeliani e palestinesi; alla Toxic Mary, del 2003 con la Vergine che offre al bambino un biberon al veleno; al Churchill punk con la cresta di capelli verdi. La ragazzina che lascia andare il palloncino rosso a forma di cuore – declinata in molte versioni – è stata al centro nel 2018 della clamorosa asta da Sotheby’s: quando il battitore ha dichiarato chiusa la vendita la serigrafia è scesa dalla cornice attraverso un tritadocumenti nascosto che l’ ha semidistrutta.
    Una trovata organizzata dall’ autore che dimostra le sue capacità di comunicatore scaltro e spavaldo, capace di produrre con un solo gesto la moltiplicazione immediata del valore dell’ opera, una vera e propria performance e lo ”sfregio” della sua icona, che Antonelli considera ”la Gioconda della Street Art”.
    ”L’ intento di questa mostra, non autorizzata dall’ autore che ha però approvato il catalogo, è divulgativo – spiega il curatore -. Banksy non è solo il linguaggio della Street Art ma, performance, installazioni e un ‘agire artistico’ nuovo, difficilmente classificabile. In un tempo iconoclastico lui rivaluta l’ immagine facendola diventare altro e parla al pubblico senza bisogno di filtri”. In questa sua capacità ha inciso il passato di writer, categoria che ha prodotto una generazione di grafici pubblicitari. Banksy a volte è retorico e banale, nessun museo ha una sua opera in collezione ”eppure è l’ artista del nostro tempo, forse più famoso di Andy Warhol, che genera una fenomenologia di popolarità e un potere mediale incredibili”.
    Molte opere recenti hanno fatto centro: dal buco provocato sul muro da una granata che diventa a Betlemme la stella cometa di una ‘Natività modificata’ al Babbo Natale senzatetto su una panchina di Birmingham che sta per spiccare il volo trainata da due renne. Alla terribile emergenza creata dal Covid-19 Banksy ha riservato una serie di incursioni quasi da cronista, la più brillante delle quali è il suo bagno di casa messo a soqquadro da un gruppo scatenato di topi disegnati sulle pareti. Più ordinario e allineato al sentire comune è invece l’ omaggio al personale sanitario in prima linea contro il virus: il bimbo che, accantonati nel cestino l’ Uomo Ragno e Batman, gioca con l’ infermiera in mascherina e in posa da Supereroina, è una scelta tutto sommato scontata, senza l’ energia visionaria che ci si aspetterebbe da una mente geniale abituata a leggere l’ attualità con l’ occhio dell’ arte. 
   


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