Berlusconi: “C’è un gruppo di potere che condiziona le sentenze”

“Non scredito la magistratura, ma c’è un gruppo di potere che condiziona le sentenze”. Dopo la pubblicazione degli audio choc del giudice Amedeo Franco, Silvio Berlusconi parla al Tg2 Post della vicenda e della commistione tra toghe e politica.

“L’Anm è un organo politico al servizio di una parte”, ha sottolineato il Cavaliere, “Io voglio che nostro sistema giudiziario recuperi la credibilità che alcune vicende hanno compromesso. La magistratura italiana può contare su persone corrette ma c’è una parte schierata politicamente che condiziona le sentenze, come si è visto nel mio caso. Mi stupisco della presa di posizione assunta senza conoscere la documentazione del processo. È incredibile che l’Anm sia intervenuta“. E, commentando la scelta che il sindacato delle toghe abbia preferito non partecipare alla trasmissione, ha aggiunto: “Se l’Anm avesse davvero come obiettivo la tutela della magistratura oneste sarebbe al nostro fianco nel chiedere chiarezza e non arroccata in difesa dell’indifendibile”.

L’ex premier e leader di Forza Italia afferma inoltre che la vicenda dimostra come ad “aver subito un torto” sia stata “l’intera democrazia rappresentativa in Italia”. E per questo si rivolgerà anche all’Europa che “deve sapere che in Italia avvengono macroscopiche violazioni delle regole del diritto”. “Dall’Europa aspetto giustizia, la Corte europea cancellerà la sentenza sulla quale abbiamo presentato ricorso”, ha aggiunto, “Prendo atto che una parte della maggioranza di sinistra condivida l’interesse di fare chiarezza su una vicenda che ha danneggiato la democrazia“.

Berlusconi ha poi raccontato di aver incontrato Amedeo Franco: “Il giudice Franco voleva liberarsi la coscienza da un peso che non sopportava più, da tempo aveva chiesto di parlarmi ma mi ero sempre rifiutato, amareggiato per quello che avevo subìto“, ha spiegato, “Accettai l’incontro a malavoglia, Franco mi fece una impressione notevole, di un uomo tormentato per ciò aveva dovuto fare, contro la sua volontà. Chiesi di non rendere pubbliche quelle affermazioni, di tenerle riservate per evitare spiacevoli conseguenze giudiziarie a un galantuomo che si era liberato di un rimorso. Era molto addolorato, voleva liberarsi di un peso insopportabile“.



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