Berlusconi perseguitato. Dalla sentenza “estiva” al ruolo del Quirinale. Ecco i punti da chiarire

La condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi del 2013 torna ad agitare politica e giustizia come un fantasma. Ed è quello dello scomparso giudice-relatore Amedeo Franco, la cui voce registrata parla di un «plotone d’esecuzione» per il leader di Forza Italia. Se lui dice che la sentenza fu ingiusta e manipolata dall’alto, il marcio non si può più nascondere. Per far luce su questo caso, che clamorosamente ha cambiato la storia del Paese e appare come la prova di un uso politico della giustizia eretto a sistema, Forza Italia chiede una commissione d’inchiesta bicamerale, che indaghi «a 360 gradi» non solo su vicende specifiche ma sui rapporti tra politica, magistratura e media, sul potere delle correnti e le nomine dei dirigenti, sul sistema elettivo del Csm, sui necessari interventi sull’ordinamento giudiziario e le regole dei processi.

Alla Camera la capogruppo Mariastella Gelmini e tutti i deputati azzurri firmano una proposta di legge che riguarda una patologia più pericolosa del Covid, che mina la nostra democrazia, i principi di sovranità popolare, separazione dei poteri, imparzialità della magistratura, obbligatorietà dell’azione penale. «Una malattia – si legge nel testo della proposta -, in questo caso istituzionale, del nostro sistema: una patologia conclamata, ma mai adeguatamente indagata e tanto meno curata nelle sue origini, nelle sue manifestazioni, nella sua reale estensione ai gangli vitali dell’ordinamento». Da Tangentopoli con la fine di Craxi e tanti altri leader politici all’avviso di garanzia a Berlusconi durante il summit Onu di Napoli, anticipato dal Corriere della Sera, fino alla sua condanna per frode fiscale a 4 anni con la decadenza dal Senato e oggi al caso Palamara, con le manovre correntizie sulle nomine e le rivelazioni su Matteo Salvini da attaccare per la sua politica sull’immigrazione, si mette molta carne al fuoco. E si insiste sul necessario recupero di fiducia nelle toghe, che non possono essere o anche apparire politicizzate. «Non si può pretendere di giocare al politico conservando l’immunità del magistrato: occorre scegliere fra un ruolo e l’altro», si legge nella proposta di legge. Così, si prospetta la riforma della giustizia sempre in arrivo e mai, purtroppo, arrivata. Almeno, in modo risolutivo dei problemi e non per aggravarli.

Tra i 10 punti su cui Fi propone ai parlamentari di indagare uno degli ultimi chiede di accertare «l’esistenza di casi concreti di influenza esterna nella determinazione di quello che dovrebbe essere il giudice naturale, nella composizione degli organismi giudicanti, nella definizione dei calendari con particolare riguardo a quei procedimenti che abbiano visti coinvolti leader ed esponenti politici di ogni partito».

Calza a pennello al giudizio Mediaset contro Berlusconi e, se si volesse focalizzare sulla vicenda-principe delle degenerazioni giudiziarie, quella della condanna definitiva dell’ex premier, alla luce delle ultime rivelazioni di Franco ma non solo, le domande cui rispondere potrebbero essere essenzialmente 5.

1. Nell’estate del 2013, quando si affidò la fase finale del processo vicino alla prescrizione, alla sezione feriale della Corte suprema fu rispettato il diritto al giudice naturale del leader politico o si forzò la mano con un’accelerazione dei tempi, perché il verdetto decisivo fosse affidato a un collegio manovrabile e forse precostituito, non di esperti della delicata materia?

2. Nella camera di consiglio di quel primo agosto furono esercitate pressioni su alcuni componenti perché invece di seguire la linea tracciata dal relatore, che secondo l’audio diffuso sarebbe stato contrario alla condanna, non si assolvesse il Cavaliere?

3. L’inusuale firma al verdetto di tutt’e cinque i magistrati e non solo di presidente e relatore, come d’abitudine, ha voluto mostrare all’esterno un’unanimità che in realtà non c’era stata rendendo tutti responsabili della scelta finale?

4. Su una decisione che doveva essere terza e imparziale e dunque ignorare le ripercussioni politiche, pesarono invece interventi che, secondo Franco, vennero da molto in alto, addirittura dal vertice della Cassazione e dal Quirinale?

5. Se fosse dimostrato che la condanna definitiva di Berlusconi è stata pesantemente condizionata da interessi politici e non si basa su evidenze processuali anzi contraddice la giurisprudenza, come si potrebbe riparare ad un danno così enorme ed impedire in futuro che un uso politico della giustizia influenzi la storia dell’Italia?



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