Casa, ecco la grande beffa sul taglio Imu e bonus lavori

Governo generoso sulla carta, molto meno nella realtà. Ne sanno qualcosa i lavoratori in attesa della cassa integrazione, le famiglie alle prese con il bonus vacanze e le aziende penalizzate dai ritardi sui prestiti garantiti.
Ma nel calderone delle misure più d’effetto che di sostanza rischiano di finire anche i bonus fiscali del decreto Rilancio. Una misura attesissima come la detrazione del 110% del costo dei lavori di ristrutturazioni, pensata per rilanciare il settore delle costruzioni, rischia di perdersi per i troppi paletti e di arenarsi per mancanza di liquidità.
Anche una novità che ha suscitato interesse, lo sconto del 20% sui tributi locali per chi sceglie l’addebito diretto nel conto corrente, introdotto nel decreto da un emendamento approvato due giorni fa, ha buone possibilità di restare confinata nell’affollatissima realtà virtuale delle leggi approvate e poi dimenticate.
Il punto è che a decidere lo sconto sui tributi domiciliati potranno essere gli enti territoriali «con propria delibera». Non un obbligo quindi. La legge prevede questa facoltà e stabilisce il tetto al 20% sui versamenti automatici tramite banca di Imu, Tasi, Tari. Ma non è previsto un ristoro dello Stato a favore degli enti locali.
Entrate preziose per i Comuni, quasi tutti in rosso o comunque in difficoltà. Difficile che qualche sindaco decida di privarsi di parte del gettito. Impossibile che il ministero dell’Economia guidato da Roberto Gualtieri decida motu proprio di risarcire i sindaci che applicheranno lo sconto.
Non meno complessa l’applicazione del superbonus del 110% sulle ristrutturazioni. Misura partita malino, «ma, se adesso continuano ad approvare emendamenti che moltiplicano ambiti soggettivi e soglie quantitative differenziate da caso a caso, il risultato finale sarà che i dubbi saranno altrettanto numerosi e un quadro certo non si avrà prima che la finestra temporale dell’agevolazione non si sarà già in buona parte consumata», ha spiegato Enrico Zanetti, ex viceministro all’Economia e commercialista.
Fin dall’inizio gli addetti al settore hanno osservato come il rafforzamento dell’Ecobonus e del Sismabonus presenti alcuni problemi. Di liquidità innanzitutto. Quella delle famiglie nel caso in cui il privato decida di usufruire della detrazione fiscale o la cessione del credito. Delle imprese nel caso in cui chi fa i lavori decida per lo sconto in fattura. Nel primo caso la ditta dei lavori anticipa la somma che poi recupera sotto forma di credito di imposta. Nel secondo caso il credito di imposta del privato viene ceduto a intermediari finanziari.
Difficile in questi tempi in cui le piccole aziende, affrontano gravi problemi di liquidità che i prestiti garantiti e gli stanziamenti a fondo perduto dei decreti governativi non hanno certo risolto. Possibile che il credito di imposta non sia così attraente per famiglie e aziende con imponibili, e quindi tasse da pagare, troppo bassi per compensare il costo di una ristrutturazione.
Efficacia a rischio anche per i lavori sui condomini e facciate. Lavori impegnativi che richiedono passaggi lunghi, non compatibili con il limite del bonus, destinato a lavori effettuati entro il 31 dicembre 2021. Ci sono poi le esclusioni. Risolto in parte il nodo delle seconde case, resta quello delle abitazioni nella categoria catastale A1, «impropriamente considerate di lusso», ha osservato il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa per il quale l’esclusione diventa «devastante» per i condomini. Il Dl Rilancio, insomma, può anche peggiorare.



Fonte originale: Leggi ora la fonte