Casaleggio-Conte, confronto teso. Il patron non vuole intese con il Pd

La descrizione dell’attimo dei Cinque Stelle sta tutta nell’ennesimo cortocircuito comunicativo innescato dai suoi leader. Non si sa se la discrepanza tra le dichiarazioni sia voluta o meno, ma Giuseppe Conte e Davide Casaleggio fanno capire l’aria che tira attraverso le loro parole pronunciate prima e dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi. Dice Conte all’una, durante la conferenza stampa sul decreto semplificazioni, quasi a sminuire l’interlocutore che si troverà davanti dopo poco più di una mezz’ora: «Potremo vederci un attimo, avremo una conversazione nel pomeriggio se posso, dipende dai miei tempi stretti», spiega il premier riferito a Casaleggio che ha chiesto di incontrarlo. E chi conosce il carattere del figlio del fondatore del M5s sa quanto poco gli possa stare a genio lo snobismo e la sufficienza di quel presidente del Consiglio per caso, arrivato a Palazzo Chigi grazie ai grillini. Infatti Casaleggio, uscendo da tre ore di confronto serrato, risponde così ai cronisti che lo intercettano nei pressi del Palazzo, chiedendogli se hanno parlato di eventuali accordi Pd-M5s alle prossime regionali: «Abbiamo parlato un po’ di tutto, anche di quello». In mezzo c’è una nota del M5s che conferma che tra i temi del faccia a faccia ci sono state anche le prossime regionali.

Le differenze rimangono. Anche se i due cercano di attenuarle. Conte vorrebbe rendere organica l’alleanza con il Pd già a partire dalla tornata di settembre, Casaleggio può accettare al massimo, e di malavoglia, delle alleanze locali dove il contesto lo permette, forse alle amministrative dell’anno prossimo, con il rebus della ricandidatura di Virginia Raggi a Roma e di Chiara Appendino a Torino. Anche perché le liste e i candidati presidente di settembre hanno già passato il vaglio di Rousseau. E Casaleggio non intende mettere in discussione i verdetti della piattaforma.

Un’altra questione sul tavolo è l’iscrizione di Conte al M5s, non più di una tentazione per il premier, auspicata invece da Casaleggio per dirimere l’equivoco del premier «terzo» e provare ad assorbirlo. Mentre Beppe Grillo è pronto a fare un endorsement per favorire le alleanze con il Pd sui territori. E Alessandro Di Battista ormai è l’unico di cui Casaleggio può fidarsi. Oggi è in programma un incontro con Luigi Di Maio per sondare il terreno e capire se l’ex capo politico sta con i filo-Pd oppure ancora con lui.

Il deputato Sergio Battelli con Il Giornale riflette: «Non c’è nessuna pregiudiziale verso il Pd, soprattutto in futuro si può costruire un accordo strutturale con il centrosinistra, anche nelle grandi città al voto l’anno prossimo, per il momento si fa dove non ci sono retaggi che lo impediscono». Resta la freddezza dei parlamentari per la visita di Casaleggio. Un deputato ridacchia amaro e si trincera dietro un «no comment». Un’altra fonte parlamentare è più dura: «Il premier vede chi vuole, ma mi chiedo a che titolo Casaleggio venga ricevuto a Palazzo Chigi».



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