Ceccardi: “Ecco come farò vincere alla Toscana la sfida con il futuro”

Ne ha fatta di strada la “ragazzetta”, come la definì l’ex sindaco Pd di Cascina poco prima di essere battuto nel ballottaggio che portò alla Lega il primo comune della Toscana. Ora Susanna Ceccardi vuole abbattere un altro muro, quello della Regione, da sempre guidata dalla sinistra. L’europarlamentare della Lega non si è risparmiata in campagna elettorale. Ha girato in lungo e in largo ogni provincia per proporre il suo programma di cambiamento. Come ha spiegato l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, “per la prima volta le elezioni regionali sono laiche, cioè post-ideologiche. Per la sinistra toscana l’ombrello dell’ideologia non c’è più e l’ombrello dei programmi politici è pieno di buchi. Si gioca alla pari”. E la partita è aperta come mai è stata prima d’ora. In questa intervista abbiamo chiesto alla Ceccardi la sua idea di Toscana e cosa vorrebbe fare una volta eletta.

Onorevole Ceccardi, lei in Toscana si presenta per il cambiamento, dopo 50 anni di gestione del potere da parte della sinistra. Per fare cosa? Mi può dire la prima cosa che farebbe appena eletta?
Ci sono molte cose che dobbiamo fare appena ci insedieremo. Sicuramente, nelle prime giunte regionali, penseremo al lavoro, alla sanità, alla ripresa economica di interi settori messi in crisi dalla pandemia. Nella nostra regione moltissimi posti di lavoro entro dicembre potrebbero andare persi, circa 150mila. Si tratta di un decimo degli attuali occupati. Il lavoro non si crea per decreto o per legge ma con opportunità di sviluppo, con le infrastrutture, abbassando la pressione fiscale. E noi vogliamo creare tali opportunità attraverso una nuova classe dirigente che interrompa finalmente gli schemi legati ad una classe politica ormai logora che ha governato la Toscana per settanta anni.

Sprechi e mala gestione, sono queste le accuse più gravi nei confronti di Enrico Rossi. Ci può fare qualche esempio più specifico?
Gli ultimi sprechi riguardano proprio la sanità e la gestione della pandemia durante i mesi passati. Non è necessario andare così indietro, anche se potrei ricordare il maxi buco dell’Asl di Massa di oltre 400 milioni di euro. Ci dica Rossi che fine hanno fatto i 200 ventilatori polmonari che non sono mai arrivati e che sono costati ben 7 milioni di euro, ci dica come sia possibile che i soldi della regione siano finiti nelle mascherine prodotte in subappalto dai laboratori cinesi di Prato sfruttando manodopera in nero e  prodotte in mezzo ai topi. Questi sono soldi pubblici, sono soldi dei cittadini toscani: chi amministra deve assumersi le proprie responsabilità per questa gestione scellerata della cosa pubblica. Sulla sanità, sulle infrastrutture, sui trasporti pubblici i cittadini non hanno bisogno di bandiere ideologiche: hanno bisogno di risposte e di concretezza.

Qualcuno la accusa di essere brava a fare campagna elettorale e nella propaganda, meno nella gestione del potere. Come risponde?
Rispondo che da sindaco ho risanato i bilanci delle partecipate del mio comune, ho mantenuto fede alle promesse fatte in campagna elettorale trasformando le parole in fatti. Chi mi accusa di fare solo propaganda dovrebbe pensare a cosa è stato fatto in Toscana in questi decenni: assolutamente niente.

In più di un’occasione lei si è definita post ideologica, poi ha aggiunto che 80 anni fa sarebbe stata antifascista ma che oggi non ha senso. Considerando superate le distinzioni tra destra, sinistra e centro, come si definirebbe politicamente? Si riconosce nella definizione sovranista? 
Le etichette politiche appartengono al passato. Viviamo in un mondo lontano dalle ideologie e i problemi di oggi devono farci essere più che mai attenti alle cose concrete, senza perdersi dietro fanatismi o faziosità. Se sovranista significa essere dalla parte di chi lavora, di chi produce ricchezza per il proprio paese e per il proprio territorio, per chi vuole vivere in sicurezza nella propria comunità cittadina insieme alla sua famiglia, allora sì, lo sono.

Questione aeroporto in Toscana. Si parla da anni di ingrandire quello di Firenze. Nel frattempo c’è stata una sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il progetto. Da presidente della Regione Toscana lei cosa farebbe?
Sono a favore dello sviluppo dell’aeroporto di Firenze, ma non col progetto originario più volte bocciato. L’importante è fare un progetto che stia in piedi, che non venga impugnato dai sindaci del territorio, bocciato dai Tribunali, altrimenti i fiorentini e i toscani la nuova pista non la vedranno mai. Gli aeroporti di Pisa e Firenze possono convivere tranquillamente in maniera sinergica.

Infrastrutture, lei ha detto che la sinistra non ha realizzato neanche una grande opera in dieci anni. Ora si svegliano e promettono mari e monti… cosa mi dice a riguardo? Lei quali opere vorrebbe realizzare subito?
La Toscana è una terra che ha dato vita ad una delle civiltà più luminose e fiorenti della Storia, quella dei campanili. Questa civiltà, nella sua diversità di tradizioni e di culture, è un qualcosa di unico ed irripetibile nel mondo. Tutto il mondo invidia le nostre città, le nostre province, i nostri borghi. Ma dobbiamo mettere questo patrimonio a sistema. Lo dobbiamo fare per i cittadini toscani, per il mondo delle imprese e del turismo. È impensabile che da Firenze si faccia prima ad arrivare a Roma che non a Siena. E il primo modo per mettere a sistema questo territorio è proprio quello di completare il gap infrastrutturale che ci separa dal resto dell’Europa aprendo nuovi cantieri. Tirrenica, Autopalio e Grosseto-Fano sono tra le priorità, insieme alla salvaguardia della rete stradale minore, spesso problematica nelle zone periferiche montane. Allo stesso modo bisogna modernizzare la rete ferroviaria: si parla di tutela ambientale e abbiamo ancora una grande fetta di collegamenti ferroviari che avvengono con motrici diesel.

Se il centrodestra vincesse in Toscana sarebbe una fortissima spallata al Governo Conte. Come valuta questo aspetto? Sente una doppia responsabilità nei confronti del suo partito e di tutto il centrodestra?
L’unica responsabilità che sento sulle mie spalle è quella legata a fare il bene dei miei concittadini toscani. Il mio obiettivo non è vincere: è governare una regione ed essere il presidente di oltre tre milioni e mezzo di abitanti. Gli equilibri politici legati alla tenuta del Governo non fanno parte di questa partita e non spetta a me decidere ma spetta al Parlamento.

Prima da commissaria della Lega, poi da candidata alle Europee ed ora da candidata alla Regione, lei ha avuto modo di girare in lungo e in largo tutta la Toscana, tastando il polso di tutte le città e dei centri minori. Qual è la situazione che ha trovato?
La situazione è questa: abbiamo un territorio bellissimo, unico al mondo. Abbiamo delle eccellenze produttive che ci rendono una regione trainante del made in Italy che molto spesso è prima di tutto made in Tuscany. Abbiamo città d’arte, turismo, storia e cultura. In tutto questo manca una visione strategica che, come dicevo prima, sappia fare sistema e fare di queste peculiarità un punto di forza. L’apporto di chi amministra una regione, in questo processo, è fondamentale. Ad esempio ho proposto, in un incontro con Coldiretti, che da governatore mi impegnerò a creare un assessorato dedicato all’agroalimentare. Nel nostro programma di coalizione c’è l’assessorato all’agroalimentare, un manifesto della ruralità che torni a valorizzare i territori montani e periferici dando anche servizi ai cittadini per evitare lo spopolamento di territori rurali e montani. Crediamo che il valore aggiunto della produzione agricola ed enograstronomica toscana sia un aspetto da valorizzare.

Facciamo un gioco: tra dieci anni è terminato il suo secondo mandato alla guida della Regione: in cosa è cambiata la sua Toscana?
Penso ad una Toscana diversa, più vicina ai cittadini. Una regione amica delle imprese e di chi porta sul territorio occupazione e ricchezza. Una Toscana che ha finalmente un piano dei rifiuti pragmatico e sostenibile, preso atto che quello vigente ha completamente fallito. Si ricorre troppo al conferimento in discarica, c’è poca differenziata, le bollette sono troppo alte e soprattutto non riusciamo a chiudere il ciclo dei rifiuti per carenza impiantistica.  Allo stesso modo sul fronte idrico c’è da mettersi le mani nei capelli. Le bollette che pagano i cittadini sono le più salate d’Italia e la rete idrica è un colabrodo con oltre il 40% di perdite in media. Sono due aspetti importanti, che insieme alla sanità ed alle infrastrutture faranno da spartiacque per capire se la Toscana saprà vincere la sfida con il futuro ed essere competitiva con le zone più avanzate d’Europa o continuare a perdere posizioni ed attrattività.


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