Centrodestra compatto Salvini: mi fido del Cav

Roma. Divisi dal Mes, diversi forse anche dal rapporto con il Giuseppe Conte. Ma ora sono tutti insieme in piazza del Popolo, uniti dalla voglia di tornare quanto prima al voto e poi al governo. Matteo Salvini non crede che il Cav stia trattando con il re di Prussia. «Mi fido totalmente di lui. Non vedo un Conte ter, esecutivi nati davanti a un caminetto o in villa, comunque escludo che Berlusconi possa partecipare a operazioni di questo tipo. Oggi qui c’è la squadra che guiderà il Paese per i prossimi anni».

Antonio Tajani conferma: nessun pasticcio. «La strada maestra sono le elezioni». E Giorgia Meloni: «Cominciamo a vincere le Regionali».

Certo, il pressing diplomatico del centrosinistra continua, Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, dice che «il dialogo con Forza Italia sui temi fondamentali va coltivato con attenzione».

Ma è Tajani a circoscrivere il perimetro. «Noi siamo pronti a collaborare con Palazzo Chigi, mettendo a disposizione dell’Italia una visione strategia, non a sostenerlo. Noi siamo l’alternativa. Anzi, il problema del governo, il motivo per il quale può cadere, è proprio la posizione chiara di Fi sul Mes, che lo mette in grave difficoltà». Confrontarsi non significa inciuciare. «Questa è una piazza che rappresenta la maggioranza degli italiani e che ci chiede lavoro e un’idea per il futuro. Noi le proposte le abbiamo illustrate, peccato che il governo non le abbia accolte».

Il Paese è in bilico, sull’orlo di una crisi finanziaria e sociale. Serve un cambio radicale. «Non si possono risolvere i problemi con il bonus monopattino o il bonus vacanze – spiega il vicepresidente azzurro -. Qui nessuno lancia slogan o fa manifestazioni contro, però c’è bisogno di una strategia complessiva, di una reazione forte, di uno choc fiscale e economico. E occorre un presidente del Consiglio eletto dal popolo». Quanto al futuro del centrodestra, «non siamo divisi», assicura Tajani. «Siamo tre partiti differenti in grado, come dice Berlusconi, di fare sintesi. Loro stanno ancora cercando i candidati per le Regionali, i nostri sono già in campo».

Tutti in piazza ma seduti. Nessun simbolo sul palco e tanti tricolori. Giorgia Meloni evita di parlare del Mes e attacca il governo. Toni duri. «Hanno provato a comprarci ma non siamo in vendita, non ci sederemo alla mangiatoia. Abbiamo chiesto un incontro al presidente del Consiglio, è arrivata una tavola sinottica. Se Conte ci vuole consultare ci deve mandare un documento con le loro idee, se ne hanno. Non vado a Palazzo Chigi a prendere te e pasticcini. Finora non abbiamo visto nessun rilancio, l’unica attività che si è rimessa in moto e quella degli scafisti». E la fiducia in Berlusconi? La leader di Fdi glissa. «Chiederò a tutti di firmare patto anti-inciucio. Non serve a me, serve ai cittadini per potersi fidare complessivamente di noi, sapendo che siamo l’alternativa e che insieme possiamo costruire quanto promesso».

Anche Salvini aspetta di vedere Conte. «Noi dialoghiamo, però per dialogare bisogna essere in due. Non è ancora giunta la data del colloquio». Comunque ci crede poco. «Questa piazza è un grande segnale di unità del centrodestra. In un Paese normale il governo sarebbe dimissionario perché è fermo su tutto». Chiude sulla legge elettorale: «Se vogliono un maggioritario moderno, ci stiamo. Se vogliono un proporzionale per partitini dell’uno per cento, no».



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