“Con la crisi economica c’è l’ipotesi larghe intese. Ma è più logico votare”

«Il governo Conte è come il volo del calabrone: è impossibile eppure c’è e continua ad esserci. Siamo in una situazione di degenerazione della politica, sono saltate tutte le regole tranne quella elementare della sopravvivenza, per cui anche le ipotesi impossibili non sono da scartare: in una competizione fra scenari l’uno più assurdo dell’altro, quel che è meno assurdo può diventare reale» spiega Giovanni Orsina, storico e direttore della School of Government alla Luiss.

Quindi anche una maggioranza alternativa, evocata da Berlusconi ieri sul «Giornale», è uno scenario che si può avverare?

«Guardi, l’unica soluzione che vedo è una specie di governo di larghe intese che nasca sulla spinta di una crisi socio-economica molto grave, in autunno. L’idea invece che vedo girare, per cui Berlusconi darebbe un sostegno all’attuale maggioranza, la trovo una chiacchiera da politica estiva. Berlusconi darebbe voti alla sua antitesi, il M5s, che finirebbe per accettare il suo avversario storico. Lui è l’uomo di impresa, del fare, quello del Ponte sullo Stretto, loro sono quelli della decrescita felice e del no alle grandi opere. Due posizioni assolutamente incompatibili».

Ma Berlusconi sembra più alludere ad una maggioranza parlamentare senza i 5s.

«Però con quali numeri? In Parlamento sono molto risicati. Dovremmo avere il centrodestra, più Renzi, più il Pd oppure più un pezzo consistente di Cinque stelle. Mi pare un altro calabrone. E comunque, niente che possa maturare a breve. Ma poi il pezzo dei 5s che si staccherebbe dalla casa madre convergerebbe con la Lega e la Meloni sul terreno populista, movimentista. Sarebbero posizioni anti-Mes, euroscettiche, di protesta. Come fai a coinvolgerli in un governo che invece recupera Berlusconi? La trovo un’ipotesi veramente complicata».

E quindi come la legge quella frase del leader di Fi?

«A me sembra sia più un’ipotesi di scuola per differenziarsi da Salvini e Meloni. Cioè lui dice: anche per me la via maestra è il voto, dopodiché siccome non sono come loro e sono più moderato e costruttivo, se ci fossero opzioni diverse dal voto le prenderei in considerazione. Penso sia più un modo per posizionarsi rispetto a Lega e Fdi, perché poi quando si ragiona sui numeri tutte le ipotesi di maggioranze diverse si sciolgono nelle mani».

E per il voto anticipato, quali probabilità vede?

«Estremamente improbabile. Dopodiché, personalmente ritengo che escludere a priori le urne, di fronte alla situazione attuale di paralisi politica, sia un errore. Sento già l’obiezione: ma come, andiamo a votare nel mezzo della bufera? La mia risposta è: e perché no? Sarebbe un modo per dire al Paese che si sta ascoltando la sua voce, la sua irritazione, la sua rabbia. Sulla base di un ragionamento simile non si vota nella bufera alla fine del 2011 Napolitano fece da levatrice al governo Monti. Fu una scelta saggia? Credo, senza pregiudizi e senza avere una risposta precostituita, che se ne possa discutere. Il collasso della seconda Repubblica, il successo del M5s, l’avvento del populismo, la crisi del Pd e di Fi, vengono tutti da lì».

La maggioranza parlamentare, tra l’altro, è molto diversa da quella che esprime il Paese tutte le volte che si è votato negli ultimi anni.

«Certo il voto renderebbe più simile il Parlamento all’opinione pubblica. In questi due anni è andato in crisi il M5s, mentre il centrodestra ha guadagnato molto terreno. Resta tuttavia un il problema cruciale: il centrodestra al governo dove porterebbe l’Italia? Sull’Europa, che è un tema fondamentale, il centrodestra è ancora molto ambiguo».

Non è che alla fine Conte va avanti, e magari arriva a fine legislatura?

«Tutto può succedere, persino questo. Ma se la politica avesse ancora una logica oltre a quella della pura e semplice sopravvivenza, direi che una situazione del genere non può più reggere, è insostenibile».



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