Conte all’ultima spiaggia va a caccia di voti sul Mes

I l primo è «educato, cortese, ben vestito» e in un mare di problemi. La scelta sul Mes, 36 miliardi freschi per l’Italia, si avvicina e in Parlamento non ci sono né i numeri né il clima giusto: la reintroduzione dei vitalizi ha saldato i sentimenti sovranisti e anti Casta. L’altro, pure lui sempre attento all’eleganza, vorrebbe aiutarlo, infatti ha «un atteggiamento responsabile» e ragiona in termini di «interessi nazionali», anche a costo di smarcarsi dai suoi alleati di centrodestra. Ma contro la matematica c’è poco da fare. Se non rimandare.

Rapporti buoni, buonissimi tra Giuseppe Conte e Silvio Berlusconi. I due hanno conversazioni frequenti e cordiali, guai però a dirlo troppo in giro, i Cinque Stelle potrebbero innervosirsi. E così Palazzo Chigi deve correggere il Corriere della Sera. «È destituito di ogni fondamento il retroscena secondo il quale il presidente del Consiglio avrebbe avuto delle conversazioni telefoniche con il leader di Forza Italia. Il premier, nei suoi contatti e incontri con i partiti di opposizione, predilige modalità trasparenti». Dunque, contatti si, telefonate no: sarà sufficiente questa mezza smentita per placare i grillini?

E Conte balla. Insomma, non bastavano il Covid, la crisi economica, la scuola, la cassa integrazione in ritardo, le tensioni sociali, le liti nella maggioranza, ora a increspare le acque del governo ci si è messa pure Angela Merkel. La cancelliera sarà pure stata un po’ rude nella sua pressione sul Mes, avrebbe fatto meglio a mostrarsi più diplomatica, tuttavia ha messo a nudo una questione reale: il fronte sovranista, che si oppone al Salva Stati perché lo considera un’anticamera all’arrivo della Trojka, dispone di una larga maggioranza in Parlamento. Buttiamo giù qualche cifra. Alla Camera i favorevoli al meccanismo di stabilità sono sulla carta appena 227: Pd, Italia Viva, Leu, più Fi. I contrari, Lega, FdI e M5s, toccano quota 361: nemmeno tutti i 42 del gruppo misto potrebbero ribaltare lo scenario. Al Senato poi i rapporti di forza sono ancora più impietosi.

Tra l’altro questa maggioranza sovranista timorosa della Ue coincide nei numeri e nei toni con quella che si oppone al ritorno dei vitalizi agli ex parlamentari. Lega, Fratelli d’Italia, e grillini sono fermi nel no al Mes e scatenati in quella che Vito Cimi ha definito «battaglia contro i privilegi». Così ha buon gioco Mariastella Gelmini, capogruppo Forza Italia alla Camera, a sostenere che «la coalizione che regge Conte, non è un raggruppamento politico ma una costruzione artificiale, che sta insieme per poltrone e potere».

Sulle scelte importanti si divide. E sceglie di non decidere, come sta succedendo sugli aiuti europei. Conte punta sul Recovery Fund, ma il meccanismo è tutto ancora da definire, sia come modalità che come volumi di soldi. La cosa certa è che non sarà disponibile prima del 2021. La cosa non detta è che probabilmente per accedervi l’Italia dovrà prima chiedere i fondi del Mes. E torniamo al punto di partenza: non ci sono i numeri. Si spera solo che i 5s mollino piano piano come hanno fatto sulla Tav e la Tap, ma al momento non ci sono le condizioni di un ripensamento. Sarà inutile anche un eventuale soccorso azzurro.

Da qui le difficoltà del premier. Le parole di Frau Merkel alla Suddeutsche Zeitung lo hanno costretto a precisare che «sui conti italiani ci pensa il governo italiano», uno scatto di orgoglio che serve per calmare gli ultrà. Un osso ai cani. Intanto prende tempo e cerca alternative. «Abbiamo cominciato con Gualtieri e i capi delegazione a ragionare sul ventaglio di possibilità – spiega – e ci aggiorneremo a inizio settimana. Con il ministero dell’Economia sono allo studio varie misure. Sure ad esempio e un percorso attivato, quindi è probabile che chiederemo di partecipare al programma».

Se aspettare il Recovery Fund significa predisporsi a una lunga attesa dall’esito incerto, accedere al Mes per primi non si può. «Nessun Paese l’ha chiesto e l’Italia non può mostrarsi debole agli occhi del mondo». Poi il carnet prevede il prestito di 200 miliardi della Bei e, ancora più interessante, i cento di sostegno all’occupazione del piano Sure. Intanto prendiamo quelli, ha detto Conte ai suoi ministri, poi si vedrà. Quando? All’orizzonte, cioè almeno per le prossime tre settimane, non è previsto alcun impegno sul Mes. Nemmeno a metà luglio, quando il premier parlerà alle Camere alla vigilia del cruciale vertice europeo, si farà chiarezza. Il Parlamento stavolta voterà sulle comunicazioni di Conte, peccato che il Salva Stati non comparirà nella risoluzione di maggioranza: non ce n’è il motivo, è la spiegazione che filtra da Palazzo Chigi, nemmeno il Consiglio europeo lo ha messo in agenda.



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