Conte si arrende alla Merkel: “È giusto che ci controllino”

Giuseppe Conte conclude il suo tour europeo con la conferenza stampa di Meseberg insieme ad Angela Merkel. Un tour in cui il premier ha capitalizzato poco rispetto alle aspettative, visto che oltre a diverse pacche sulla spalle non ha ricevuto le benedizioni auspicate dall’Europa, ma che è servito a Conte per rinsaldare l’alleanza con la Merkel .Unico vero obiettivo, a questo punto, del tour internazionale promosso da Palazzo Chigi.

Il premier si è mostrato estremamente cordiale con la Merkel. Le immagini giunte da Meseberg hanno manifestato un accordo quasi totale tra i due leader, con il leader del governo italiano che ha scandito più volte elogi nei confronti del governo tedesco e in particolare della sua guida. Una conferenza che probabilmente serviva a Conte per dare l’immagine dell’asse con Berlino in un momento in cui la sua persona è apparsa isolata a livello interno e internazionale. Ma quello che è scaturito rischia di essere più la conferenza stampa di una resa che quella di un’alleanza. Ogni parola di Conte è servita per dimostrar pubblicamente la fedeltà al progetto tedesco (o franco-tedesco) e la necessità di rinsaldar el’amicizia con la leader tedesca. Non ha dato risposte concrete al piano europeo per l’Italia ha fatto capire esattamente quali possano essere i tempi per l’approvazione dell’accordo, su cui anche la stessa Merkel è apparsa titubante. Ma di fronte a queste incertezze, l’unica certezza chiarita tra le righe dal premier italiano è stata quella di accogliere con favore quanto offerto e richiesto dalla Germania e dall’Unione europea. E a parte un breve – e poco intenso – monito sulle condizioni estremamente dure nei confronti dei Paesi colpiti dalla crisi, che secondo il premier sarebbero pericolose, per il resto è apparso difficile trovare un punto di disaccordo tra i due leader. E l’impressione è che da parte di Palazzo Chigi ci sia ormai la piena accettazione, e nemmeno tacita, di tutto ciò che che chiede Berlino. Anche sul fronte delle spese.

La dimostrazione arriva da una frase chiarissima della Merkel. Che non solo ha voluto complimentarsi con il uso interlocutore per avere “dimostrato essere proattivo con la sua agenda di riforme”, leggi semplificazioni e forse Quota 100, ma anche ricordato come il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, abbia proposto che ” Paesi negozino con la Commissione su come i fondi debbano essere spesi, e alla fine il Consiglio deve decidere a maggioranza qualificata”. Una soluzione su cui Conte si è trovato pienamente d’accordo, tanto che ha ribadito in conferenza stampa il fatto che “l’Italia è per criteri di spesa chiari e trasparenti, in un quadro europeo di solidarietà comune, non stiamo chiedendo fondi per utilizzarli in modo arbitrario, discrezionale sì ma non arbitrario. Stiamo lavorando a piano di rilancio e vogliamo che ci sia un costante monitoraggio, siamo ambiziosi e accettiamo la sfida, ci sia coerenza tra programmi anticipati e la loro attuazione”. Una frase che sa di resa nei confronti di tutti coloro che dall’Europa hanno chiesto all’Italia di chiarire tutte le spese, da Mark Rutte fino a Sebastian Kurz. Non solo, il premier ha detto anche che “il monitoraggio deve esserci, è giusto si controlli per assicurare la qualità della spesa, su questo non voglio transigere”. Una frase che ha il doppio sapore: quello della responsabilità ma anche della capitolazione.



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