Conte si celebra con un video. E ora i dem non lo reggono più

Il gran circo contiano a porte chiuse degli Stati generali si ferma per un giorno. E il premier ne approfitta per diffondere un video autocelebrativo, con musichetta da action movie di serie B e lui che dice frasi solenni sulla bellezza e il coraggio, sullo sfondo fastoso del casino dell’Algardi a Villa Pamphili. Il tutto condito con un taglia e cuci degli interventi vip di sabato, da Ursula von der Leyen a Kristalina Georgieva a Gentiloni Sassoli, per dare l’impressione che siano tutti accorsi a Roma per fare la riverenza al premier italiano e dirgli quanto è bravo.

Un’operazione che ha il chiaro stampo dell’ufficio propaganda Casalino, e che ricorda lo stile di Ceausescu in versione pop Grande Fratello. Ma che agisce sui nervi degli alleati di Conte, a cominciare dal Pd, come il suono delle unghie sulla lavagna. «Politicamente, queste cose le fanno quelli che parlano ad alta voce per farsi coraggio da soli», chiosa il dem Fausto Raciti. La sua disamina della comunicazione contiana è spietata: «Esteticamente, quel video è da pelle d’oca: le frasi più banali e retoriche del premier condite da ministri che fanno la faccia intelligente in favore di telecamera. Per non parlare della colonna sonora da convention aziendale». Ma è la prima battuta di Raciti a dare il senso politico della reazione Pd al protagonismo esasperato di Conte: parla da solo per darsi coraggio. Il premier insomma percepisce l’insofferenza che cresce attorno a lui, e mostra i muscoli lodandosi e imbrodandosi per dimostrare di essere insostituibile. «Gioca sulla nostra paura che, buttato giù lui, non si riesca a fare un altro governo», dice un membro dem dell’esecutivo.

Ma c’è anche la consapevolezza che nei prossimi mesi «avremo davanti sfide da far tremare i polsi», come dice il segretario Pd Zingaretti, e che «dovremo dimostrarci all’altezza della grande chance che ci sta dando la Ue». È chiaro a tutti, tranne forse a Conte, che i big sfilati allo show contiano, dalla presidente della Commissione Ue alla direttrice del Fmi al capo di Bankitalia, non sono venuti a far la ola a Conte, ma se mai a dargli un ultimatum: per ottenere il fiume di miliardi in arrivo, l’Italia deve dimostrarsi capace di dar vita a un piano di riforme epocali. Un piano di cui, al momento, non c’è traccia. «Conte sta sbagliando tutto: tirando fuori la storia del suo partito e strombazzando i suoi mirabolanti sondaggi, ha creato un caos nei Cinque Stelle, che mette in difficoltà lo stesso governo». Per non parlare del «brutto segnale» dato con la kermesse a porte chiuse di Villa Pamphili, con la stampa chiusa fuori e ridotta ad aspettare, come scriveva ieri Francesco Merlo in una feroce stroncatura su Repubblica, «i pizzini di Casalino e le immagini preconfezionate per i Tg», una «grottesca autopromozione», dando l’immagine di «un governo che governa nascondendosi all’Italia».

Il risultato è che, anche nella maggioranza, «tutti si vogliono liberare di Conte», ma non sanno bene come farlo. Il Pd aspetta gli eventi, e spera nell’istinto di sopravvivenza dei grillini: «Se Di Maio si decide a fargli lo sgambetto, non saremo certo noi a salvarlo. Ma non è ancora chiaro se ne avranno il coraggio», dice un dirigente dem. Nei conciliaboli del Nazareno e dintorni di dipingono scenari: maggioranza allargata a Forza Italia (ieri il segretario Pd è tornato a chiedere un «coinvolgimento dell’opposizione»), Zingaretti a Palazzo Chigi con Di Maio vice, Matteo Renzi agli Esteri… Fantasie, per il momento. In attesa del colpo di pistola a Sarajevo, se ci sarà.



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