Covid: senza risoluzione maggioranza due strade per Dpcm

La mancata votazione alla Camera della risoluzione della maggioranza con le indicazioni dei contenuti del Dpcm pone il governo davanti a un bivio in base alla legge vigente, cioè il decreto 19 dello scorso anno. In quel decreto, approvato a maggio, fu introdotta alla Camera la norma che prevedeva un atto di indirizzo al governo prima che questi varasse un nuovo Dpcm, cosa già avvenuta a luglio: “Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare ai sensi del presente comma, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati”. Visto che non ci sono gli indirizzi, come la risoluzione che verrà votata solo domani, il governo ha come prima opzione quella di attendere 24 ore prima di varare il Dpcm, attendendo la risoluzione della Camera. Ma la stessa norma prevede una subordinata: “Ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle Camere” sulla base di un altro comma del decreto 19, che stabilisce che il governo ogni 15 giorni riferisce sulle misure adottate nei Dpcm. Quindi il governo potrebbe varare il Dpcm, facendo poi una semplice informativa al Parlamento, ma incappando in nuove polemiche sullo svuotamento delle prerogative del Parlamento.

Intanto con 138 voti favorevoli, 2 contrari e 12 astenuti, il Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza che impegna il governo a prorogare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Il voto è avvenuto dopo le comunicazioni del ministro della salute, Roberto Speranza, sulle misure di contenimento del Covid. La risoluzione, fra l’altro, chiede l’estensione in tutta Italia dell’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto e di verificare “la necessità di individuare ulteriori misure di prevenzione”, compreso “il potenziamento del sistema di tracciabilità dei contagi”.


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