Da spending review a fare presto. Le parole usurate del documento

Una spending review ci salverà. A leggere il Piano nazionale per le riforme viene il sospetto che questi ampollosi documenti governativi vengano compilati usando dei prestampati compilati a mano dal Conte di Cavour. Per metà sono composti da perenni buone intenzioni che si ripetono immutate da decenni («fare presto» è un grande classico in un’Italia immobile come mai prima), per l’altra metà si fa ricorso a parole alla moda, talmente citate da diventare vuote e usurate. Il Piano nazionale per le riforme, con notevole faccia tosta, ripropone il leit motiv della spending review che a partire dal governo Monti si è sempre rivelata un’operazione di facciata costellata da fallimenti imbarazzanti.

Per pudore, dopo i vani tentativi di Enrico Bondi, Carlo Cottarelli o Roberto Perotti, bisognerebbe evitare di citarla ancora. Anche se il governo ne promette «una nuova fase», attuata attraverso la «digitalizzazione», un must tra le parole di tendenza, e lo «snellimento», versione dietologica di un altro leit motivo eterno e immancabilmente riproposto anche da questo governo: la «semplificazione». Procedura che detiene un vero e proprio record di ricorsività: il primo decreto così intitolato risale al 1916, come ha raccontato il costituzionalista Alfonso Celotto, ed è stato seguito da altri 232 tentativi analoghi. Ma anche quando si scende in dettagli apparentemente più operativi, come il passaggio dove si segnala che «rimane prioritario l’obiettivo di una razionalizzazione e ammodernamento delle reti di distribuzione» dei carburanti, non si tratta propriamente di primizie, visto che già un decreto legislativo del 1998 si intitolava «Razionalizzazione del sistema di distribuzione dei carburanti».

Il documento naturalmente non prescinde dai richiami al «green deal» che la coalizione giallorossa ha individuato come slogan unificante delle rispettive differenze definite incolmabili fino al giorno prima dell’alleanza. Come attuarlo? Ovviamente attraverso il «contrasto all’abusivismo edilizio e al consumo del suolo», altro mantra ricorrente di questa era politica.

Infine il «contrasto all’evasione» vero eterno tormentone di tutti i governi di sinistra, di solito agitato in coppia con «pagare meno per pagare tutti», lo slogan più falso e abusato della storia della Repubblica. Nel caso del Pnr, invece, la lotta all’evasione, oltre ovviamente a essere accompagnata dal consueto «migliorare i controlli», è usata per chiudere al condono che una parte della maggioranza vorrebbe. Un «no» accompagnato da un altro luogo comune: perché i condoni «generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte». Ma i contribuenti vessati non disperino: di solito dicono no ai condoni, poi fanno le «voluntary disclosure».



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