Discoteche, un business da 4 miliardi. Ma adesso la movida teme il tracollo

Quando il virus non c’è i topi ballano. Ma quando ritorna i topi (forse) non ballano più. La possibile chiusura delle discoteche e dei locali notturni infiamma il Ferragosto più strano degli ultimi decenni, dividendo l’Italia tra rigoristi e divertimentisti.

Ma di mezzo non c’è solo la voglia di ballare (e magari di sballarsi). Le discoteche, già pesantemente penalizzate dal lockdown e anche dal post-lockdown, sono una voce importante dell’industria del divertimento e generano ogni anno, secondo una ricerca della Fipe, un volume d’affari di 4 miliardi di euro, che rappresenta il 20 per cento del volume d’affari dell’intera «economia della notte». Gli addetti del settore sono 50mila (dei quali il 36,1 per cento ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni), i locali attivi prima del Covid erano circa 2500 in tutto il territorio nazionale. Quindi chiudere questi locali o comunque imporre una stretta vuol dire anche mettere sul lastrico migliaia di imprenditori e decine di migliaia di famiglia.

E mentre molti imprenditori del settore preferiscono prendere il toro per le corna e anticipare la rivoluzione, come Flavio Briatore, che da quest’anno ha trasformato il Billionaire in un’arena chic per spettacoli di artisti vari, rinunciando alla discoteca («quelle al chiuso sono morte», ha annunciato alla Stampa), altri noti addetti ai lavori tengono duro, come il dj e produttore francese Bob Sinclar, che dice a Repubblica: «Il distanziamento sociale è l’opposto di quello che significa stare insieme. Come puoi chiedere a chi ama ballare di mantenere una certa distanza dagli amici? La regola è goditi l’attimo. Non ho un consiglio migliore».

E alla fine le regioni vanno come sempre in ordine sparso. Anche perché da un lato il viceministro alla salute Pierpaolo Sileri garantisce che «le discoteche possono rimanere aperte, con i numeri del contagio che abbiamo oggi. È chiaro che se si dovesse verificare un focolaio partendo da una discoteca, quella discoteca dovrà essere chiusa», dall’altro fonti vicine a Palazzo Chigi fanno sapere che il governo potrebbe presto incoraggiare i governatori a nuovi giri di vite. Oggi è in programma un nuovon incontro governo-regioni.

Se in Sardegna, una delle regioni dove proprio in alcune discoteche sono scoppiati dei focolai, il governatore Christian Solinas ha garantito che rimarranno aperte «purché sia assicurato, con ogni idoneo mezzo, compreso quello dell’informazione e vigilanza, il divieto di assembramento e dell’obbligo di distanziamento interpersonale», e se la Puglia ha imposto l’obbligo di mascherine «anche all’aperto, laddove non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza di 2 metri sulla pista da ballo e di 1 metro nelle altre zone dei locali, la regione Calabria ha deciso di chiudere con un’ordinanza firmata dalla governatrice Jole Santelli tutte le discoteche, Il governatore della Toscana Enrico Rossi si è detto favorevole allo stop purché «con un provvedimento nazionale».



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