Dl semplificazioni, quasi 100 pagine e 48 articoli. Ma ci sono nodi da sciogliere

Il Consiglio dei Ministri, convocato alle 21:30 a Palazzo Chigi ma iniziato con un’ora e mezza di ritardo, segue un ordine del giorno piuttosto corposo. Tre i temi fondamentali da trattare nel corso di una nottata che si preannuncia lunghissima: decreto semplificazioni, Piano nazionale delle riforme e disegno di legge sull’assestamento del bilancio.

A rallentare l’inizio del Cdm, a quanto apprende l’Adnkronos, è stata infatti la discussione sulle opere da sbloccare nell’elenco ad hoc, i poteri dei commissari e le grandi opere da porre sotto la loro regia.

Il punto sul dl semplificazioni

Per quanto riguarda il dl semplificazioni, il tentativo nel governo è quello di portare a casa una sorta di tregua, approvando il testo con la formula del “salvo intese”. Tuttavia, riferiscono le agenzie, un big del Pd ha fatto capire che quello di stasera può essere solo il primo tempo di una partita ancora lunga.

Noi a Conte glielo abbiamo detto in tutti i modi. La strada intrapresa non è quella giusta. Vedremo i testi ma se non ci vanno bene siamo pronti a modificarli alla Camera e al Senato“, ha proseguito la stessa fonte.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos, il dl Semplificazioni – ormai è dato per assodato – verrà approvato con la citata formula “salvo intese”, perché su diversi punti, a partire dagli appalti, i nodi non sono stati ancora sbrogliati e c’è bisogno di andare ai tempi supplementari.

La bozza del decreto

La nuova bozza del dl semplificazioni prevede la nomina di commissari per le opere più complesse. In particolare, sottolinea ancora Adnkronos, “gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico – amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio – economico a livello nazionale, regionale o locale” saranno realizzati affidandosi alla “nomina di uno o più Commissari straordinari che è disposta con i medesimi decreti“.

Inoltre, “con uno o più decreti successivi, da adottare con le modalità di cui al primo periodo entro il 30 giugno 2021, il Presidente del Consiglio dei ministri può individuare, sulla base dei medesimi criteri di cui al primo periodo, ulteriori interventi per i quali disporre la nomina di Commissari straordinari”, si legge nella medesima bozza.

In tutto sono 48 articoli, per un totale di 96 pagine, che vanno dagli appalti per le opere pubbliche alle misure per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale, all’ambiente, con la nuova Via (Valutazione dell’impatto ambientale). Sul testo ci sono state frizioni nella maggioranza, ma il Cdm si appresta a dare il via libera

Gli altri dossier

Nell’esecutivo manca tuttavia compattezza sul tema degli appalti. Detto altrimenti, il fronte giallorosso è disunito. In ogni caso, Roberto Gualtieri illustrerà il Pnr, che dovrà essere inviato a Bruxelles, mentre Conte presenterà un testo sul quale chiederà la convergenza delle forze politiche.

Il presidente del Consiglio, allo stesso tempo, è alle prese con una serie di dossier sui quali continuano a registrarsi delle fibrillazioni. Sul Mes se ne discuterà dopo l’estate, ma prima del Consiglio europeo il premier dovrà informare la maggioranza sulle trattative legate agli aiuti europei.Occorrerà inoltre aggirare l’ostacolo della risoluzione di +Europa nella quale si chiederà l’utilizzo del fondo Salva-Stati.

L’8 luglio si pronuncerà la Consulta sulla vicenda Autostrade e il governo è chiamato a chiarire sul tema della revoca della concessione. Ma il fronte rosso-giallo è alle prese anche con il rebus Regionali. Zingaretti e Franceschini premono per un accordo, “si stanno registrando passi avanti sia in Liguria che Toscana e in Puglia“, ha osservato un esponente dem.

In realtà le trattative vanno a rilento e gli stessi ex renziani non sono d’accordo sulla necessità di vincolare la sopravvivenza del governo ad un’intesa con i pentastellati. E se il premier Conte vivrebbe la mancanza di un accordo come una sconfitta, non la pensano così né il leader di Iv né una parte del Partito democratico. Sullo sfondo resta poi lo scontro sulla legge elettorale.



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