“Esposito disse: farò il mazzo al Cav”

Un altro scoop, ma questa volta le rivelazioni di Quarta repubblica – in onda stasera su Rete 4 – riguardano direttamente Antonio Esposito, il presidente del collegio di cassazione che nel 2013 condannò Berlusconi in via definitiva.

«Mostreremo – spiega Nicola Porro – tre documenti inediti»

Di che si tratta?

«Tre testimonianze raccolte dalla difesa di Berlusconi negli anni scorsi con regolari indagini difensive e consegnate a suo tempo alla Corte di Strasburgo, la stessa cui è stato affidato il famoso audio del giudice Amedeo Franco che abbiamo trasmesso la settimana scorsa».

Nell’audio Franco confidava a Berlusconi che lui non avrebbe voluto firmare quella sentenza: la corte era un «plotone di esecuzione». Poi si adeguò a quel clima.

«Ecco questa volta ci spostiamo sul plotone di esecuzione, per usare sempre le parole di Franco, e sul suo presidente Esposito».

I tre che c’entrano con il magistrato?

«Lavoravano con diverse mansioni in un hotel di Ischia dove Esposito andò in vacanza più volte, fra il 2007 e il 2010. Dunque, in epoca non sospetta. Anni prima della Cassazione, quando Esposito non sapeva assolutamente che si sarebbe occupato un giorno del Cavaliere».

Ma qual è la novità delle testimonianze?

«Tutti e tre – lo chef, il cameriere, l’addetto alla spiaggia – spiegano che Esposito definiva Berlusconi una chiavica. E uno dei tre, in particolare, riporta una frase che dovrebbe essere almeno valutata: Se mi capita, gli devo fare un mazzo così a Berlusconi».

Riaffiora il presunto pregiudizio contro il Cavaliere?

«Direi di sì. Siamo, grossomodo, in linea con quello che Franco dice dall’interno della Corte, solo che siamo in un’altra epoca. Precedente».

Difficile pesare quelle espressioni, sempre se confermate: forse Esposito scherzava?

«I telespettatori si faranno una loro idea e così, spero, i giudici di Strasburgo. Ma Esposito, a quanto riferito, non scherzava affatto. Era serio o, comunque, questo era quel pensava».

Che idea si è fatto Nicola Porro?

«Giornalisticamente mi sembra materiale molto interessante».

E sul piano giudiziario?

«Quel verdetto segna un vulnus gravissimo, direi pure irreparabile per Berlusconi. Quella sentenza fa il giro del mondo e porta alla sua espulsione dal Senato. Forse, quel che sta affiorando meriterebbe un supplemento di inchiesta».

Franco è morto. Capitolo chiuso?

«Non credo. Ci si concentra sul dettaglio dell’intercettazione, peraltro sostanzialmente consenziente, senza considerare quel che viene detto. È curioso, si sono montate inchieste su inchieste contro Forza Italia sulla base di morti. E di morti parlanti attraverso figli non proprio inappuntabili, come nel caso dei Ciancimino».

Diranno che si tenta di riscrivere la storia sulla base di mozziconi di frasi pronunciate fuori contesto. Una spiaggia può mettere in forse una camera di consiglio?

«L’hotel in questione apparteneva a un onorevole di Forza Italia. E a quanto sembra, Esposito ironizzava pesantemente sul partito, con frasi del tipo: Come si fa a stare con questi qua?». Quell’epiteto, Berlusconi è una chiavica, viene confermato da tutti e tre i testi, nel corso degli interrogatori condotti dai legali di Berlusconi. I testi si sono esposti e potrebbero essere chiamati e interrogati a loro volta a Strasburgo. Se dovesse emergere che hanno affermato il falso, passerebbero guai penali. E quell’espressione sul «mazzo così» da fare a Berlusconi è pronunciata a freddo, in astratto, anni prima del processo. Poi certo, non spetta a Quarta repubblica emettere un’altra sentenza, ci mancherebbe. Ma quelle carte meritano un approfondimento, non possono essere cestinate con un’alzata di spalle».



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