Gli azzurri bocciano il dl: “C’è soltanto statalismo”. Il Cav rilancia le elezioni

Silvio Berlusconi decide di fare chiarezza e con un doppio affondo mediatico ribadisce per l’ennesima volta che non esiste altra collocazione politica per Forza Italia al di fuori del centrodestra. Le voci messe in circolo nei corridoi di Montecitorio naturalmente fanno parte del gioco. Le smentite, però, possono essere graduate, possono avere intensità variabili, possono lasciare aperti spiragli. Il presidente di Forza Italia, invece, non usa il fioretto ma la spada, fa filtrare la propria arrabbiatura per alcune ricostruzioni che lo vorrebbero alla ricerca di un grande centro e parlando con i suoi collaboratori dice chiaro e tondo che «formule politiche pasticciate» non sono assolutamente all’ordine del giorno e tutte le ipotesi fatte circolare in queste settimane sono soltanto materiale per retroscenisti prive di qualsiasi attinenza con la realtà.

La prospettiva, insomma, spiega Berlusconi, è semplice e lineare: bisogna vincere le elezioni, riportare al governo il centrodestra, «che abbiamo creato noi e che è la maggioranza naturale degli italiani», e far ripartire un Paese che rischia grosso senza politiche serie di sviluppo. Nessun cedimento neppure di fronte alle sirene proporzionalistiche, visto che «il bipolarismo l’ho inventato io».

Se Berlusconi detta la linea politica, lo stato maggiore del partito continua a battere sul tasto dei contenuti con una nuova conferenza stampa. Antonio Tajani punta il dito contro il tentativo del governo di continuare un percorso che un solo obiettivo: il rafforzamento dello Stato nell’economia. «Il dl Semplificazioni è stato presentato con la clausola salvo intese che dimostra che non c’è un accordo definitivo. Siamo favorevoli alla semplificazione ma non basta un titolo per dire che tutto ciò che promuove il governo va bene. Noi vogliamo che il decreto sia effettivamente a sostegno del rilancio della nostra economia, non può essere uno strumento destinato a nascondere i ritardi nella Cig, i ritardi nell’implementazione del decreto liquidità, il ritardo nel decreto rilancio ancora in discussione alla Camera che verrà approvato con l’ennesima fiducia. Serve una visione complessiva che il governo non ha, serve una strategia. Il pericolo vero è che il decreto risponde a un progetto politico di una sempre maggiore presenza dello Stato in economia. Prima di votare lo scostamento di bilancio, vogliamo sapere come il governo intende spendere i soldi, non possiamo votare a scatola chiusa. A cosa sono servite le giornate di Villa Pamphilj, il Pnr se lo si vuole condividere lo si scrive insieme e non si porta già fatto».

Anna Maria Bernini attacca il governo e la maggioranza per «la vergognosa gestione dell’iter e dei tempi del Dl Rilancio alla Camera. Mettono emendamenti che poi tolgono subito. La prossima settimana vedremo arrivare il Dl rilancio in Senato come un treno in corsa perché la maggioranza lo ha bloccato alla Camera». Mariastella Gelmini, infine, punta il dito contro «le finte semplificazioni oltretutto temporanee» e il «mancato superamento del codice degli appalti. Ci troviamo di fronte a riforme a tempo determinato». E se Licia Ronzulli fa notare come il governo prima «si riempie la bocca con il modello Genova per poi presentare un decreto monco e salvo intese», Marco Marin accusa la maggioranza di piegare gli interessi dell’Italia «a compromessi al ribasso utili solo a mantenere le poltrone».



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