Guadagnino, gli adolescenti e l’età della ricerca

Un rito di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, quel lasso di tempo ibrido nel quale non si è più bambini e ancora non si è ragazzi fatti. La forza della prima serie tv di Luca Guadagnino (targata Sky e HBO, prodotta dalle italiane The Apartment e Wildside) sta nella potenza dei temi affrontati e in quella sua consolidata dote di scovare incredibili talenti: “We Are Who We Are” sbarca venerdì 9 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic.

Si riassume nel suo stesso titolo: siamo quello che siamo, vale per i protagonisti e per gli altri personaggi, gli adulti, ma anche per gli spettatori. E’ una storia di amicizia, nello specifico quella che nasce tra Fraser (Jack Dylan Grazer) e Caitlin (Jordan Kristine Seamon), di scoperta e di accettazione di sé e degli altri. “We Are Who We Are” è stata presentata alla stampa con tutto il cast. Guadagnino è showrunner, produttore esecutivo, sceneggiatore e regista; la serie è prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment e Mario Gianani per Wildside, è scritta da Paolo Giordano e Francesca Manieri insieme a Guadagnino. Distributore internazionale: Fremantle. “Abbiamo girato 94 giorni, è stato un gran lavoro”, dice Guadagnino dando un giudizio sui giovani protagonisti: “Sono dotati tutti di enorme talento, sanno ascoltare. Io sono un poliamoroso”.

La serie è ambientata nel 2016, proprio nel bel mezzo della escalation di Donald Trump nelle presidenziali americane. “Era un’occasione ghiotta, abbiamo la possibilità di ambientare un film nell’arco temporale che vogliamo. Gli effetti – spiega il regista – si fanno ancora sentire proprio qui, proprio ora. Lo spostamento sismico in tutta l’America e nel mondo di ciò che ha comportato il fatto che la presidenza di Obama sia stata seguita da quella di Trump sono temi ancora attuali”. Ma ci troviamo di fronte a una serie tv o a un film lungo? ” Mi piace definirlo un “film” in otto atti, pensare che We Are Who We Are sia una sorta di commedia umana che racconta come, ai giorni nostri, un gruppo di espatriati in una base militare viva le proprie idiosincrasie, desideri e nevrosi in una sorta di bolla dove tutto è stato riprodotto. Racconto un mondo che riflette quello che siamo oggi, perché limitarsi a rappresentare soltanto la media di tutto ciò che accade nel reale?”

E’ una storia di formazione e racconta la vita di un gruppo di adolescenti che vivono in una base militare, che tra di loro chiamano ‘America’, in Italia e di due in particolare, i quattrdicenni Fraser (Jack Dylan Grazer, “un grandissimo talento, ha una saggezza nel comunicare incredibile) e Caitlin (l’esordiente e sorprendente Jordan Kristine Seamón, 17 anni, che il regista ha scelto “anche per il suo modo di fare: è molto espressiva, quanto ha letto Walt Whitman; mi ha conquistato”), che diventeranno amici e affronteranno insieme le insicurezze e i misteri dell’adolescenza, anche questioni come la sessualità e l’identità di genere. “C’è qualcosa di bello in quell’età. Hai solo curiosità, solo desiderio, solo la capacità di sperimentare”. “Ho proposto di ambientarla in una micro-America, un luogo che potesse funzionare come la parte per il tutto. Ho proposto il mondo militare, le basi si somigliano tutte”, spiega. Poi la rivelazione di essere stato influenzato da Amy Adams: “Una volta ho avuto una conversazione e lei mi ha raccontato di aver trascorso parte della sua infanzia a Vicenza, in una base in Italia”.

La serie tv racconta come, proprio in un posto simile, un non luogo, lontano dalla propria patria, fondato sui principi conservatori, le questioni di gender e di sessualità emergano con forza. Lì dove sono apparentemente più represse, sono costrette a venire fuori. Guadagnino dice ancora: “Abbiamo lavorato anche molto sui sugli ambienti, sui dialetti chioggesi con i ragazzi che incontrano all’esterno della base (e il loro contrasto con l’americano)”. Jack Dylan Grazer: “Luca mi ha dato tantissima libertà di capire chi fossero questi personaggi da soli. Vivendo e interagendo tra noi. Dava molto margine d’azione. Ogni singolo aspetto di questa serie simboleggia questa trasformazione, perché Luca è un genio. Fraser credo che sia una persona difficile che non può piacere a tutti, ma non è antipatico”. Francesca Scorsese (figlia di Martin) è Britney: “Fantastico lavorare con Luca: aveva grande interesse per ognuno di noi”. Anche due personaggi come Sarah e Maggie (Chloë Sevigny e Alice Braga) sono una coppia di donne sposate, le due madri di Fraser che, spiega il regista, “vive delle dinamiche interne che potrebbero risultare piuttosto spiazzanti. Alice Braga: “Guadagnino ritrae in modo libero onesto e vero i nostri giovani e il nostro futuro. Penso possa essere una fonte di ispirazione. Soprattutto in un momento come questo dove sono aumentati pregiudizi e disuguaglianze. E’ stato un sogno lavorare con Clhoe Sevigny escoprire insieme i nostri personaggi”.

Alla domanda se ci sarà una seconda stagione, il regista risponde: “Mi piacerebbe bisogna vedere se tutti mi vengono dietro”, e la risposta è un sì in coro. Piccola curiosità svelata su twitter dai fan dell’attore di Timothée Chalamet: si vede in un frame della serie passare dietro a Scott mentre stira. Guadagnino conferma: “è venuto a trovarci su set, gli ho detto di attraversare la scena. Tanti attori sono venuti a farci visita, vi invito a scovarli”. “We Are Who We Are, ha sottolineato Nicola Maccanico, Executive Vice President di Sky Italia, “è un progetto diverso da tutto quanto fatto fino ad oggi, una storia di adolescenza che parla a tutti, che riguarda tutti. Una storia raccontata con grande grazia e con grande potenza al tempo stesso”. Per Lorenzo Mieli “quella di raccontare degli adolescenti americani in una base militare americana in Italia è stata un’idea sulla quale Luca, assieme ai cosceneggiatori Paolo Giordano e Francesca Manieri, ha lavorato moltissimo, perché credo che volesse accentuare il senso di estraniamento e di unicità che vivono i personaggi della storia”.


Fonte originale: Leggi ora la fonte