I decreti sicurezza dividono anche Pd e M5s

I l decreto sicurezza fu uno dei provvedimenti simbolo del governo Lega-M5s. Fortemente voluto da Salvini, esso comprende disposizioni sull’immigrazione (che forse è l’aspetto per cui viene maggiormente ricordato) la criminalità, la lotta alle mafie e altri ancora. Da quando è stato promulgato, il dl ha suscitato forti reazioni nell’opinione pubblica. A sentimenti di entusiasmo (specie, comprensibilmente, nell’ambito degli elettori leghisti) si sono contrapposte critiche feroci, collocate per lo più tra i votanti e i leader del centrosinistra.

Il mutamento delle norme del decreto era nel programma del Pd per l’esecutivo attualmente in carica, ma suscita perplessità in alcune componenti del M5s. Periodicamente, se ne riparla. Talvolta, alcuni esponenti politici pongono la questione, sottolineando come la modifica del provvedimento voluto da Salvini costituisca una priorità assoluta. Ma, anche a causa della pandemia e della conseguente crisi economica, sin qui non se ne è fatto nulla,

Dipende anche da motivi elettorali (le Regionali alle porte). Perché una parte consistente dell’elettorato non solo di centrodestra continua a vedere con favore i provvedimenti del dl sicurezza nella versione attualmente in vigore.

Una misurazione del consenso potenziale per la possibile modifica del decreto ci viene data dai risultati di un sondaggio dell’istituto EmetraMR (per conto della trasmissione Quarta Repubblica). Una lieve maggioranza relativa di intervistati (45%) si pronuncia per la modifica del decreto sicurezza. Ma, al tempo stesso, una porzione consistente di entità non troppo dissimile (40%) si pone su posizioni opposte, ribadendo la convinzione di non toccare il tema e di lasciare di conseguenza il provvedimento così com’è in questo momento.

La questione, dunque, proprio per la sua centralità, spacca ancora oggi a metà l’elettorato. Con alcune interessanti articolazioni interne: si pronunciano per la modifica in misura maggiore i più giovani e coloro che posseggono un titolo di studio più elevato (53%). Mentre chi ha frequentato solo le scuole elementari o medie (solitamente le persone più anziane di età) risulta nettamente a favore del mantenimento della situazione attuale. Su quest’ultima posizione concorda, com’era prevedibile, la grande maggioranza (83%) dell’elettorato della Lega afferma la propria contrarietà alla revisione del decreto. Gli elettorati degli altri partiti hanno posizioni differenziate: in Forza Italia una lieve maggioranza è per il cambiamento del decreto, mentre in Fratelli d’Italia prevale nettamente (76%) l’ostilità.

Ma il caso più interessante è quello dei votanti per i partiti di governo. Tra i grillini, una buona parte (62%) vorrebbe cambiare il dl, ma quasi un terzo (27%) vorrebbe conservarlo: un segno evidente della frattura che divide la base dei 5Stelle. Ma anche nel Pd, se, come si poteva intuire, la maggioranza (78%) opta per la modifica della legge, una quota non piccola (17%, quasi uno su cinque) preferirebbe conservarlo com’è. Inevitabilmente, queste divisioni interne nell’elettorato dei partiti che formano l’esecutivo si riflettono nel comportamento dei loro rappresentanti in Parlamento. Il che fa comprendere perché molti leader non vogliano per ora affrontarla.



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