I “figli del cuore”, un libro sull’avventura delle adozioni

Quando ho finito di leggere il libro di Gianna Costantini mi è venuta in mente una frase di Tolstoj che mi sono andata subito a ricercare: “Il solo tempio veramente sacro è il mondo degli uomini uniti dall’amore”. “9.300 km di cordone ombelicale” è infatti un viaggio intorno al mondo per dar vita ad una famiglia unita dal suo amore. Non c’è nessun editore per questo libro perché l’urgenza di raccontare e condividere l’esperienza ha preso il sopravvento. Se l’è pubblicato da sola e il lettore potrà trovarlo sul web https://www.paypal.com/instantcommerce/checkout/SVSMGJNLZ9YQ2. Ma leggerlo è importante non solo perché si condivide il calvario che quasi tutti i genitori adottivi sono costretti a vivere per “poter far nascere” comunque il proprio figlio, ma anche perché si capisce cosa voglia dire davvero la parola “determinazione”. Gianna e il marito Giorgio volevano dei figli e per riuscirci hanno affrontato avventure incredibili senza mollare mai. E poi fa bene leggere questo libro, soprattutto in un periodo così, perché è una delle poche storie in cui l’amore trionfa. Dopo aver percorso per ben due volte (anzi 4 con il ritorno…) 9.300 km, perché la Colombia e il Vietnam hanno la stessa distanza dall’Italia, Giorgio e Gianna hanno ora due figli “nati direttamente dal cuore”: Stiven, nato a Yopal nella regione amazzonica di Casanare, a qualche ora di volo da Bogotà e Ilaria Than, originaria di Quong Nam, provincia vietnamita. E questa famiglia, così diversa e dunque così unita, ha presentato il racconto della propria storia, alla presenza di tante famiglie, altrettanto composite e colorate, a Villa Sciarra, parco storico di Roma sempre più luogo di incontro e confronto, in cui si difende l’ambiente e si fa cultura.

Ma in “9.300 km di cordone ombelicale” si parla anche di Africa perché Gianna, biologa e dipendente di una casa farmaceutica, è volontaria di ‘Nativo’ Www.nativonlus.org, associazione, alla quale saranno devoluti gli incassi del libro, che aiuta i bambini del Kenya soprattutto a studiare. Stiven e Ilaria Than hanno infatti anche un fratello africano che si chiama Omar. “Con il Kenya le procedura per l’adozione sono infinite – spiega Gianna – e richiedono la permanenza lì di 6 mesi, un tempo che non ci siamo mai potuti permettere”. Ma tra loro resta il filo di amore ed energia con cui questa donna riesce a legare tutto ciò che incontra. “Certo i problemi non mancano perché è difficile far capire a tutti come la differenza in realtà sia ricchezza – racconta Gianna – e a volte, di fronte alla stupidità della gente, ti cadono le braccia, ma si deve andare avanti. L’amore impedisce di arrenderti ai pregiudizi”.


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