Il centrodestra compatto. E Fi rassicura sul Mes: nessun sostegno a Conte

Il giorno dopo la ritrovata unità e l’abbraccio di piazza, il centrodestra riflette sulle proprie divisioni, vere o apparenti che siano. I punti caldi, quelli su cui inevitabilmente si concentra la dialettica e la polemica giornalistica, sono il Mes su cui le distanze appaiono manifeste e la legge elettorale, tema su cui non c’è alcuna evidente dissonanza. L’accordo sulle Regionali, i buoni rapporti personali e politici di Matteo Salvini e Giorgia Meloni con Antonio Tajani, l’organizzazione della manifestazione di Piazza del Popolo hanno certamente smussato le asperità. Difficilmente, però, sul Meccanismo europeo di stabilità sarà possibile trovare un punto di incontro. Forza Italia su questo ha tenuto il punto, Silvio Berlusconi ci ha messo la faccia ed è riuscito a trovare lo spazio mediatico per far superare a una parte dell’elettorato di centrodestra la diffidenza rispetto a uno strumento percepito da molti come «il cavallo di Troia» per una cessione di sovranità a Bruxelles. I partiti sovranisti, comunque, non sono intenzionati ad alzare troppo il tiro sulla questione, «a meno che i voti di Forza Italia non dovessero risultare decisivi per la sopravvivenza del governo».

Sulla legge elettorale divisioni reali non ce ne sono. Pd e Cinquestelle tenteranno un blitz sul proporzionale e cercheranno di portare Forza Italia dalla loro parte. Queste sirene – che possono avere presa su una minoranza ristretta di deputati e senatori azzurri – vengono respinte con decisione dai vertici del partito. Matteo Salvini che dal palco di Piazza del Popolo ha respinto al mittente i tentativi di divisione della coalizione – «fanno di tutto per dividerci, ma questa è la nostra risposta» – è tornato ieri a fare da pompiere. «No ai dibattiti surreali sul Mes e sui giochini non mi appassionano. Sono sicuro che il centrodestra sarà compatto», ha risposto a chi gli chiedeva se temesse un’intesa tra Forza Italia, Pd e 5 Stelle su legge elettorale e Mes. Mariastella Gelmini, invece, rispedisce al mittente qualsiasi ipotesi di ingresso di Forza Italia nel governo Conte. «Il Mes è necessario – un prestito europeo da 37 miliardi, a ottime condizioni, per modernizzare la nostra sanità, rappresenta una grande occasione -, ma non è in discussione la nostra lealtà al centrodestra. Nessuno si illuda di utilizzare la posizione di Forza Italia in merito al Fondo Salva Stati – che ha l’unico obiettivo di salvaguardare gli interessi del Paese – per fare alchimie su un nostro sostegno diretto o indiretto al governo Conte». Lo spartito dentro Forza Italia non prevede stonature: «Ogni tentativo di dividerci è destinato a fallire, anzi non fa che rafforzarci», dice Licia Ronzulli. Esplicite anche le parole di Antonio Tajani. «Sulla legge elettorale i problemi sono all’interno della loro maggioranza. Noi siamo alternativi alla sinistra, non c’è possibilità di interloquire. La nostra disponibilità al confronto è per gli italiani, ma non siamo certo subalterni. Loro vogliono lo Stato imprenditore, noi siamo per un’economia di mercato. In Italia non c’è la possibilità di una maggioranza Ursula». Ma anche a taccuini chiusi gli azzurri assicurano che non c’è spazio per una trattativa. «Terremo sul sistema in vigore e comunque sul maggioritario», assicurano. Dalla Lega fanno capire che i numeri per il blitz non ci sono. E Maurizio Gasparri prende una posizione quantomai netta per scacciare via fantasmi e pensieri proibiti. «Mai il proporzionale. Una legge elettorale di questo tipo condannerebbe l’Italia alla palude e al trasformismo eterno. Sì al bipolarismo, si al maggioritario, si al presidenzialismo. Sono queste le vocazioni politiche di Berlusconi, di Forza Italia e del centrodestra. Sono risibili i fantasisti che su qualche cronaca confondono i loro desideri con la realtà. Leggi elettorali proporzionaliste servirebbero solo all’inciucio permanente. Le ritirino».



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