Il centrodestra in piazza e il dovere di una proposta

Da parte del centrodestra ci voleva molto coraggio, merce ormai rara soprattutto in politica, per organizzare la manifestazione romana di oggi. Non perché esso sia nuovo alle piazze: da quella in opposizione al ribaltone di Scalfaro nel 1994 alle agitazioni contro Prodi fino alla piazza San Giovanni dello scorso autunno, il centrodestra non ha mai lasciato alla sinistra il monopolio della rue, della strada, come dicono i francesi. Anzi oggi Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono i partiti più legati al popolo e i meglio capaci di mobilitarlo: nonostante sindacati e cooperative, non si ricorda più quando il Pd sia riuscito a organizzare una manifestazione nazionale di rilievo.
Eppure ci voleva coraggio a chiamare la piazza ora, non solo per la canicola, ma per il clima di emergenza pandemica in cui ancora stiamo vivendo. La manifestazione di oggi è la dimostrazione che una parte d’Italia non intende farsi zittire o minacciare per paura del virus, che sa affrontare con prudenza ma anche con ragionevolezza. E ci voleva coraggio per sfidare la pressione dei media filogovernativi, già da giorni ossessionati dai manifestanti possibili untori e che oggi staranno occhiuti a registrare la minima mascherina abbassata.
Mentre quando abbiamo visto le piazze riempirsi di BlackLivesMatter all’amatriciana, senza mascherina e tutti vicini vicini, gli stessi media hanno cantato la «vittoria della democrazia». Ma i bastoni tra le ruote sono stati issati anche dalle autorità, che volevano limitare ancor più il numero di persone da portare in piazza. Che ci sia la tentazione di non garantire l’agibilità al centrodestra? I fatti di Mondragone dell’altro giorno accendono qualche lampadina di allarme. Ragion per cui sarà bene organizzare altre iniziative, e al più presto. Al tempo stesso, bisogna evitare che i partiti del centrodestra si facciano soggiogare dalla mistica della piazza, una specialità della sinistra perdente, rappresentata plasticamente dalla famosa battuta di Pietro Nenni «piazze piene urne vuote». Qui, almeno stando ai sondaggi, le urne non sembrano essere così povere. Quel che la piazza non può sostituire però è il programma di un futuro governo. Non le solite, inutili, ricette per l’osteria dell’avvenire, per dirla con Marx, ma pochi punti dirimenti, essenziali, che forniscano agli elettori un’idea di paese, la visione dell’Italia condivisa dal centrodestra, che non può essere la medesima del passato. Le elezioni politiche forse sono ancora lontane (benché noi si speri il contrario) ma questa filosofia di governo va costruita subito. Altrimenti il rischio è che un futuro esecutivo, finalmente legittimato dagli elettori, venga in poco tempo spazzato via dai suoi nemici interni ed esterni, anche per velleitarismo e impreparazione.



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