Il governo si sveglia tardi. A scuola il 14 settembre. Lezioni pure nei cinema

Pressato e assediato da migliaia di genitori insegnanti e studenti scesi in sessanta piazze italiane per dire che una scuola così «non la vogliamo», ieri il governo ha deciso di decidere. Le tanto attese linee guida del Piano 2020-2021 concordate con Regioni ed enti locali sono arrivate e sono immediatamente operative. Dopo le tensioni tra il mondo scolastico e l’esecutivo, c’è una data ufficiale: si riparte il 14 settembre, ma sempre distanziati di un metro. E sulla data già pende la spada di Damocle delle elezioni del 20-21: «Sulle strutture da utilizzare per le elezioni saranno gli enti locali con il ministero dell’Interno a decidere se usare altri locali», spiega il titola dell’Istruzione.

Si presenta il premier Conte in conferenza stampa a fianco della ministra Lucia Azzolina, da giorni sotto attacco, per annunciare che viene stanziato subito quel miliardo di euro in più che era stato chiesto e che altre somme arriveranno «con il Recovery Fund». A settembre, assicura il premier, si riparte in «massima sicurezza con una scuola moderna, sicura e inclusiva».

È guerra alle cosiddette classi pollaio, «quelle noi non le tolleriamo più», avverte il Conte. La ministra Azzolina chiarisce che «flessibilità degli orari non significa doppi turni, né sdoppiamento delle classi, ma se dovessero esserci classi molto numerose, allora dovremo intervenire: le studentesse e gli studenti non sono monadi, vanno coltivati, e un docente con 30 persone non ce la fa». Sulle mascherine in aula deciderà il comitato tecnico scientifico che due settimane prima dell’inizio «aggiornerà, in considerazione del mutato quadro epidemiologico, le proprie indicazioni in merito all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale». Per rispettare il metro di distanza messo nero su bianco dal comitato serviranno poi banchi singoli. Azzolina ha spiegato che attraverso un software appena creato al ministero dell’Istruzione è stata fatta una ricognizione degli spazi che copre il 76 per cento dei dati delle scuole italiane. Ne è risultato che per rispettare il distanziamento «il 15% degli studenti devo portarli fuori dagli istituti». Come? «Recuperiamo spazi inutilizzati negli stessi istituti, e se non dovessero bastare, anche dai tremila edifici scolastici dismessi facendo lavori di edilizia scolastica». La ministra conferma che ci saranno lezioni anche nei musei, nei cinema, negli archivi, al parco per i più piccoli quando il tempo lo consente: «Portiamo gli studenti a respirare la cultura».

Gli orari di inizio e fine delle attività dovranno essere scaglionati per evitare assembramenti e ciascun istituto organizzerà gli spazi interni ed esterni in base alle esigenze. Nota dolente, l’organico, una delle richieste più disperate arrivate dai dirigenti scolastici in vista della riapertura. La ministra assicura che con quel miliardo in più ci saranno 50mila assunzioni ulteriori tra docenti e personale non Ata a tempo determinato, oltre a quelle già previste. E con il «taglio del cuneo fiscale a luglio gli stipendi degli insegnanti avranno tra gli 80 e i 100 euro in più, se lo meritano, i loro stipendi sono i più bassi d’Europa».

Promette Azzolina che monitorerà personalmente la preparazione delle scuole alla riapertura: «Dal 1 luglio inizierò a girare ufficio scolastico regionale per ufficio scolastico regionale, scuola per scuola. Andremo a monitorare e aiutare dirigenti scolastici e uffici scolastici regionali perché la scuola a settembre parta e bene. La scuola che sogno è una scuola moderna è ora di dire basta a una vecchia fotografia di cinquanta anni fa. Abbiamo bisogno di cambiare il modo di fare didattica, serve più modernità. Investiamo nell’ambiente di apprendimento».



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