Il leghista che voleva bloccare la Ong: “Io, minacciato di morte, ma lo rifarei”

Rifarebbe tutto Eugenio Zoffili, deputato della Lega e presidente del Comitato Bicamerale di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, che la scorsa settimana si è seduto sul molo del porto di Olbia per impedire che i 125 migranti arrivati a bordo della nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye mettessero piede sulle coste sarde. Un gesto che gli è costato dure critiche, ma che rivendica.

Perché ha cercato di bloccare lo sbarco?

“Perché la politica si deve nutrire di concretezza, non di parole. E davanti a quell’ingiustizia che si compiva nel silenzio generale, soltanto un gesto concreto, di protesta pacifica e simbolica, poteva richiamare l’attenzione sul totale abbandono dell’isola da parte di questo Governo incapace e irresponsabile che non muove un dito per fermare l’invasione di clandestini sulle nostre coste”.

Qualcuno ha detto che avete insultato i migranti?

“Con loro non c’è stata alcuna tensione, forse perché hanno subito capito che il mio gesto non era indirizzato contro di loro che spesso sono le prime vittime del traffico di esseri umani. La politica dei ‘porti chiusi’ è l’unica via non solo per garantire la difesa dei nostri confini, ma anche per combattere i trafficanti di uomini e ridurre drasticamente, insieme alle partenze, anche le morti in mare”.

Molti l’hanno criticata accusandola di mancanza di “umanità”…

“Come può essere disumano un gesto pacifico e simbolico con cui si afferma la necessità di tornare padroni dei propri confini? Quando si parla di immigrazione il buonismo diventa molto pericoloso, non solo perché spalanca le porte del nostro Paese a ogni minaccia, dalla sicurezza all’emergenza sanitaria, ma soprattutto perché finisce per aiutare le organizzazioni criminali che da una sponda all’ altra del Mediterraneo si servono dei migranti per arricchirsi o per arruolare bassa manovalanza nelle file dello spaccio o peggio nuove vittime nello sfruttamento della prostituzione. Non è molto più disumano permettere tutto questo?”

Ce l’ha con le Ong?

“No. Non di principio, almeno. Credo soltanto che non debbano stare in mare perché il risultato è purtroppo il rafforzamento di quello che gli esperti chiamano pull-factor, cioè la spinta a migrare verso l’Europa. Più partenze vuol dire più morti, i numeri parlano chiaro, senza contare che il traffico di esseri umani reinveste i suoi proventi in armi e droga creando così nuove condizioni di sfruttamento, di povertà e dunque di nuove migrazioni. L’unico modo per fermarli è impedire le partenze e vietare l’ingresso nelle nostre acque territoriali come ha fatto Salvini quando era ministro dell’Interno. Altro che sequestro di persona…”

Un consigliere comunale di Italia Viva a Golfo Aranci, Andrea Viola, invece, l’ha accusata di “sciacallaggio”…

“Sciacalli, razzisti, fascisti, bestie, ignoranti, il repertorio degli insulti contro noi leghisti lo conosciamo a memoria. Sempre lo stesso da trent’anni, quindi non commento. Io per anni sono stato volontario di Protezione Civile impegnato anche a L’Aquila nel 2009 appena dopo il terremoto. So cos’è la sofferenza e so rispettarla, così in Italia come in Africa dove ben prima di essere eletto in Parlamento avevo potuto toccare con mano quanto siano importanti i progetti di cooperazione internazionale per sradicare le cause delle migrazioni”.

Qualcuno l’ha anche minacciata sui social…

“Diciamo che gli odiatori da tastiera non hanno grande fantasia, per cui le maledizioni si concentrano nell’augurarmi la morte in diverse forme, insieme a insulti pieni di cattiveria gratuita per cui nessuno a sinistra si indigna. Stai a vedere che quando soffia da sinistra anche la cattiveria diventa più buona? Dall’altra parte però ci sono state migliaia di chiamate e messaggi di stima, gratitudine e affetto dalla Sardegna e da tutta Italia”.

Se domani un’altra Ong decidesse di approdare in Sardegna protesterebbe di nuovo?

“Certamente, e non solo in Sardegna. Come abbiamo sempre fatto da quando questo governo ha abbandonato l’isola in balìa dei continui sbarchi dall’Algeria e dalla Tunisia. Non è solo una protesta, cerchiamo di dare voce a cittadini, sindaci, uomini e donne delle forze dell’ordine, volontari e gestori dei centri d’accoglienza che in Sardegna sono stremati da una situazione ogni giorno più fuori controllo, come dimostrano le fughe e le rivolte a Monastir”.



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