Il Mes divide M5s e Pd Di Maio e Di Battista speculano sui fondi Ue

L a bomba Mes manda in frantumi l’alleanza Pd-Cinque stelle. I due partner principali del governo Conte, infatti, votano in modo opposto su un atto del Parlamento europeo che riguarda il fondo salva-Stati. La votazione è sull’obbligo di rendicontare le spese per la crisi sanitaria, nel caso un Paese chieda accesso alla liquidità del Mes e spenda i fondi per la crisi Covid-19. La commissione Econ dà il via libera al passaggio formale. I sì sono 40 mentre i no 16, con un astenuto. Tra i 16 contrari c’è il voto del M5s Piernicola Pedicini mentre il Pd si schiera a favore. Ma c’è un altro aspetto del passaggio al Parlamento europeo che manda in paranoia il premier Giuseppe Conte: i Cinque stelle votano allo stesso modo dei leghisti. È l’antipasto di ciò accadrà in Italia? Lo scontro sul fondo salva-Stati è una bomba a orologeria sotto la sedia dell’avvocato del popolo. La tregua (un’intesa Pd-Cinque stelle alle Regionali) offerta da Conte a Zingaretti nel faccia a faccia non è sufficiente: il Pd picchia duro sugli alleati. Vuole incassare il sì prima dell’estate. Conte punta al rinvio a ottobre, quando l’Italia dovrà presentare in Europa il piano di ricostruzione. Solo in quella data l’esecutivo dovrà dire se aderirà o meno al Mes. Dal fronte dem il pressing per l’ok al fondo salva-Stati non si ferma: «Far risparmiare ai contribuenti italiani alcune centinaia di milioni all’anno non mi sembra affatto disprezzabile, anzi è un atto di rispetto per chi paga le tasse perché con mezzo miliardo l’anno si fanno cose che altrimenti non saremmo in condizione di fare a favore delle famiglie e delle imprese», spiega il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, intervenendo a Sky Tg24 sui tassi di interessi del prestito del Mes.
Nel M5s la situazione è fluida. Beppe Grillo avrebbe dato la benedizione all’approvazione del fondo salva-Stati. Una mossa che punterebbe a rafforzare in questa fase la posizione del presidente del Consiglio sempre di più sotto il fuoco del Pd. C’è la mina Alessandro Di Battista, che continua a sabotare un’eventuale intesa con i democratici sul Mes. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio gioca sul fondo salva-Stati una doppia partita: l’ex capo politico dei Cinque stelle fa l’equilibrista. Spinge Conte verso il sì per indebolirlo agli occhi dei gruppi parlamentari. Accompagna i malumori della base perché vuole tenere aperta la porta della rottura con il Pd e preparare il ritorno con la Lega (contraria al Mes). Di Maio conosce meglio di chiunque gli umori della base grillina: accompagna Conte nel burrone. Quale miglior modo di un suicidio sul Mes? Salvini è alla finestra: assiste all’implosione del Movimento per soffiare senatori e tentare la spallata prima dell’autunno.
L’ultima scintilla in casa grillina è l’iniziativa portata avanti dai parlamentari Raphael Raduzzi, Alvise Maniero, Pino Cabras e dall’eurodeputato Piernicola Pedicini. I quattro pentastellati hanno presentato un documento dal titolo «Undici motivi per dire no al Mes» che avrebbe fatto andare su tutte le furie uno dei big del Movimento a capo di una commissione parlamentare. «Io mi sono rotto il c…. Chiedo l’espulsione di Cabras, Randuzzi e Maniero», lo sfogo di esponente pentastellato, tra i più dialoganti sul ricorso al fondo Salva Stati. La tensione è ormai alle stelle. Italia viva attacca: «Se non prendiamo i soldi del Mes c’è la patrimoniale», avverte Davide Faraone. Conte sembra essere precipitato nelle sabbie mobili del Mes.



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