Il Mose supera il test dopo 17 anni di lavori. E Conte ne approfitta per la sua passerella

Una delle opere più controverse e più lunghe del nostro Paese. Il Mose. Dove Mose sta per Modulo Sperimentale Elettromeccanico. E ieri alla presenza del premier Conte è stato inaugurato. Ci sono voluti diciassette anni. Un colosso per proteggere Venezia, che a vederlo dalla diga di Sottomarina, fa paura. Un sistema di dighe mobili, formato da 78 paratie in metallo, indipendenti tra loro, lunghe fino a ventinove metri, collocate in cassoni di calcestruzzo e piazzate sul fondale delle tre bocche di porto: Lido, Malamocco e Chioggia. Qui il Mose si alza e si abbassa. Si abbassa e si rialza. Una barriera fra la laguna e l’Adriatico per evitare gli allagamenti.

Venezia, oltre al Covid19, piange ancora le ferite del 12 novembre scorso: un metro e 87 centimetri di acqua alta. Il Mose, che può proteggere Venezia e la sua laguna da maree alte fino a tre metri, deve sollevarsi quando la marea raggiunge i 110 centimetri. Il 3 dicembre scorso c’era stata la grande prova generale con il sollevamento delle paratoie più grandi, quelle della bocca di porto di Malamocco, la più profonda della laguna con i suoi quattordici metri. Un canale largo 380 metri dove ciascuna delle 19 paratoie è lunga 29 metri e mezzo, larga 20, spessa quattro e mezzo per 350 tonnellate. Incernieriate in cinque cassoni da tre paratoie e in due da due in cemento, sono alte come palazzi di quattro piani. Un mostro. «Un’opera ingegneristica unica – aveva detto in quell’occasione il sindaco lagunare Luigi Brugnaro – dobbiamo terminare i lavori e metterlo in funzione, sarà il simbolo della resilienza».

E infatti, quale migliore momento questo per dire che Venezia resiste, che Venezia va avanti, che Venezia ce la fa, ancora una volta. Il riscatto della città. Anni di studi, di ricerche, di discussioni; di polemiche, proteste, processi e tangenti, che hanno contribuito a ritardare il tutto. Ieri per la prima volta tutto il complesso è entrato in funzione. L’opera dovrebbe essere terminata entro il 31 dicembre 2021. Come funziona. Le paratoie sono adagiate sul fondo del canale. Non si vedono e sono piene d’acqua di mare. Quando è prevista l’alta marea, vengono svuotate dell’acqua e riempite di aria compressa che le fa emergere. A mano a mano che l’acqua esce – ci vogliono 30 minuti – le barriere salgono. Una volta emerse dividono il mare dalla laguna, proteggendola dalle maree. Passata la marea, si svuotano dell’aria, si riempiono d’acqua e tornano ad adagiarsi sul fondale. Quando riscoppia l’emergenza, la balena si risolleva.

«Questo Mose va completato e dobbiamo fare in modo che il prossimo autunno-inverno ci sia uno strumento di salvaguardia ha detto il premier Conte alla cerimonia non siamo qui per una passerella ma per un test. Il governo vuole toccare con mano l’andamento dei lavori. Siamo arrivati all’ultimo miglio ma con un ulteriore sforzo finanziario, una politica concreta c’è». «È la storia di una via Crucis – ha detto Luca Zaia ci è stata presentata come un’opera unica ma dopo aver investito 5,5 miliardi e qualche miliardo in più spero funzioni».

Gli esperti del Centro maree hanno detto che funziona. «I tempi lunghi sono il male dell’Italia ha detto Brugnaro è necessario ora trovare una soluzione per la gestione».

Ovviamente, non sono mancate le proteste del Movimento No Mose. E di chi vorrebbe Venezia salva e si straccia le vesti se qualcuno vuole salvarla.



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