Il piccolo martire aizzato da mammà

Piccoli molestatori crescono. Perché si può dire tutto, ci mancherebbe, ma ci sono luoghi e soprattutto modi per farlo. Si chiama garbo o buonsenso se lo si guarda dal lato del bagaglio caratteriale che riceviamo in dono alla nascita oppure buona educazione se consideriamo il beneficio che i genitori e poi la scuola, il maestro di judo o quello di pianoforte apportano alle nature. Questo per dire che ieri a Milano, davanti a un centro commerciale del Portello, non è successo niente. Ma sarebbe stato meglio, se non fosse successo. Perché la moltiplicazione esponenziale fatta sui social del video ha moltiplicato quel terribile stridere delle unghie sulla lavagna provocato dalla scena. E qui se ne parla, essendone protagonista un minorenne, solo perché la mamma ha dettato all’Ansa il permesso («Mio figlio ha detto la sua, non c’è nulla di lesivo della sua reputazione nel fare il suo nome, anzi…».). Ma soprattutto per invitare magari lei a riflettere, piuttosto che il ragazzino a rinunciare a un’esuberanza e una passione così adatte ai suoi 15 anni. E proprio per questo entrambe da lodare, anche se magari da incanalare nel solco della conversazione e non della sopraffazione. Perché forse più che noi, dovrebbe forse essere Selvaggia Lucarelli (nella foto) a dire al figlio che non si va a una conferenza stampa dove Salvini sta rispondendo ai giornalisti per urlargli un po’ sguaiatamente «volevo ringraziarla per il suo governo molto omofobo e razzista». Giustificandolo con il fatto che «la comunità di colore ce l’ha tutta con lei, perché è un razzista». Provocando il garbato sorriso di Salvini, ma ovviamente la reazione stizzita dei suoi sostenitori trattenuti a stento. E quella della polizia che lo ha identificato, creandone il perfetto martire del politicamente corretto violentato nelle sue libertà dall’attitudine tirannica della destra. Un teatrino a favore di telecamere che si può sicuramente concedere al figlio, non alla madre che avrebbe il compito di spiegargli che apparire non è tutto. Che la visibilità di un attimo non vale la rispettabilità di un comportamento. Perché più forte è un’idea, meno si ha bisogno di urlarla. E ragionare è più interessante di provocare. Anche a 15 anni, figuriamoci a 46.



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