Il premier “Ecce bombo” fa litigare i sovranisti

Sapeva che avrebbe trovato terreno fertile, così Giuseppe Conte decide di giocare senza seguire il bon ton che imporrebbe il suo ruolo istituzionale. E per l’invito alle opposizioni – che avrebbe voluto incontrare questo pomeriggio a Palazzo Chigi – sceglie una tempistica sapientemente studiata per mandare su tutte le furie Matteo Salvini. Se Forza Italia era stata avvertita in via informale nei giorni scorsi, Fratelli d’Italia è stata contattata ieri mattina presto, mentre la Lega solo poco prima di pranzo. Un timing che fa immediatamente esplodere le tensioni sotterranee al centrodestra, soprattutto quelle fra Salvini e Giorgia Meloni. Un contrasto ben più forte di quanto ieri apparisse dalle dichiarazioni pubbliche, frutto di una certa insofferenza del leader della Lega verso una Meloni che ogni giorno che passa è sempre più presente su giornali e tv, continuando a raccogliere consensi in tutti i sondaggi.

Così, quando di prima mattina su Facebook l’ex vicepresidente della Camera fa sapere di aver ricevuto l’invito di Conte e di essere pronta ad incontrarlo oggi insieme a tutta la coalizione del centrodestra, Salvini va su tutte le furie. È vero, l’accordo preso una decina di giorni fa anche con l’azzurro Antonio Tajani era di andare insieme ad un eventuale tavolo con il presidente del Consiglio, ma – questo lo sfogo dell’ex ministro dell’Interno con i suoi – «io non sto qui a farmi dettare l’agenda dalla Meloni». Così, interpellato dai cronisti, Salvini fa sapere di non essere «a disposizione» del «chiacchierone» Conte. Parte inevitabilmente un giro di telefonate, oltre che la «caccia» all’invito, visto che quello formale è stato recapitato solo a Fdi. Ci vuole qualche ora per rimettere insieme i pezzi, anche perché Tajani è in volo per Bruxelles e non è quindi raggiungibile. C’è un contatto diretto – e piuttosto freddo – tra Salvini e Meloni, mentre Forza Italia predica cautela «perché non ha senso dividersi su questo». Alla fine, seppure con una formulazione vaga, la spunta Salvini. Nessun incontro oggi pomeriggio, il centrodestra – fanno sapere congiuntamente fonti dei tre partiti – è pronto a vedere Conte «la prossima settimana» perché l’ipotesi di organizzare il confronto già oggi «non è percorribile per il poco preavviso» e «per la scarsa chiarezza con cui Palazzo Chigi ha deciso di informare i leader».

Il premier, dunque, è riuscito nella sua azione da guastatore (anche se dal suo staff assicurano che gli inviti sarebbero partiti contemporaneamente). E non è un caso che sia piuttosto soddisfatto del risultato quando da Madrid trova il tempo per ironizzare sul centrodestra: «Mi ricordano un po’ Nanni Moretti in Ecce Bombo: mi si nota di più se lo facciamo a Palazzo Chigi o a Villa Pamphilj, se lo facciamo per canali istituzionali o non istituzionali, in streaming o con rappresentazione fotografica?». Un altro strappo al bon ton istituzionale, anche perché Conte è in conferenza stampa congiunta con il suo omologo spagnolo Pedro Sanchez. Senza considerare che non ha molto senso invitare l’opposizione al confronto e contemporaneamente irriderla in modo tanto teatrale.

Il senso della giornata di ieri, però, non sta tanto nella difficoltà di dialogo tra il centrodestra e Conte (che con Salvini può serenamente essere definita una totale incomunicabilità, fatta anche di reciproci risentimenti personali). Né, tantomeno, nel fatto che il confronto è stato rinviato a data da destinarsi e magari mai si farà. Il punto, piuttosto, è la debolezza intrinseca dell’equilibrio interno al centrodestra tra Salvini e Meloni. Che esplode davanti al più piccolo degli ostacoli. Un rapporto destinato a complicarsi in vista delle regionali di settembre, visto che i sondaggi riservati di Fratelli d’Italia danno in vantaggio i suoi candidati governatori. Raffaele Fitto in Puglia avrebbe al momento 6-8 punti più di Michele Emiliano, mentre nelle Marche Francesco Acquaroli sarebbe avanti di 5-7 punti rispetto alla coalizione di centrosinistra. Se davvero a settembre dovesse finire così, per la Meloni sarebbe un trionfo. Non solo porterebbe a casa una regione numericamente «pesante» come la Puglia (quattro milioni di abitanti) ma riuscirebbe nell’impresa di conquistare una regione «rossa» come le Marche. Proprio quell’impresa che Salvini ha fallito in Emilia Romagna. Un passaggio, insomma, che potrebbe modificare gli attuali equilibri tra i sovranisti del centrodestra. Una corsa, questa, in cui Silvio Berlusconi preferisce restare alla finestra. Non solo perché le sue posizioni sui temi europei sono decisamente più sfumate, ma anche perché l’ipotesi di una riforma della legge elettorale in senso proporzionale gli permette di giocare una partita di più ampio respiro.



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