La Lega a Catania in nome della libertà per il processo a Salvini

Con l’avvicinarsi del 3 ottobre, data in cui si terrà il processo a Matteo Salvini accusato di sequestro di percorsa aggravato per il caso della nave Gregoretti, Catania si appresta a diventare per alcuni giorni il centro della politica italiana.

Il processo al leader della Lega assume un forte significato non solo giudiziario ma anche politico e il risultato che emergerà sarà, in un modo o nell’altro, determinante per l’evoluzione della politica italiana nei prossimi anni.

Se Salvini dovesse essere condannato potrebbe ricevere un sostegno degli italiani consapevoli dell’iniquità dell’accusa, se di contro venisse assolto la sentenza potrebbe rappresentare per il leader del carroccio uno strumento per legittimare il suo operato.

La vicenda è nota ma giova ripercorrerla per comprendere come si è arrivati al processo. Il 25 luglio 2019 al largo di Lampedusa la nave della Guardia costiera Gregoretti soccorre 141 migranti e si dirige verso Lampedusa dove fa sbarcare 6 persone bisognose di cure. Per altre 135 arriva lo stop allo sbarco da parte di Salvini e la nave ormeggia ad Augusta in attesa dell’autorizzazione allo sbarco. Nel frattempo il procuratore di Siracusa Fabio Scavone ordina un’ispezione e i migranti rimangono a bordo fino al 31 luglio quando vengono trasferiti all’hotspot di Pozzallo. La mancata autorizzazione da parte del Ministro dell’interno porta ad avviare un’inchiesta per sequestro di persona che porterà al processo di questi giorni.

Le incognite, soprattutto in caso di condanna in primo grado, sono molteplici a partire dall’applicazione della legge Severino che, pur consentendogli di ricandidarsi in caso di eventuali nuove elezioni potrebbe portare alla sua sospensione. Proprio a Catania il sindaco Salvo Pogliese ha subito una sospensione di 18 mesi in virtù della Severino. Sarebbe un paradosso per Salvini anche perché il 21 settembre il pm aveva avanzato nei suoi confronti una richiesta motivata di archiviazione ma il tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato poi concessa.

L’inizio del processo si preannuncia solo il primo passo di un lungo percorso giudiziario che, come avvenuto in passato con Berlusconi, ci lascerà in eredità un’Italia sempre più divisa e un contesto politico polarizzato; da un lato i sostenitori di Salvini, dall’altro i suoi oppositori. Un rischio che diventa concreto dal momento che rischia di aprirsi per Salvini un nuovo capitolo giudiziario per il caso Open Arms.

L’esito giudiziario assume un rilievo particolare anche alla luce del rapporto tra politica e giustizia e della separazione dei poteri: fino a che punto si spingono i poteri di un ministro? La magistratura può intervenire e condannare l’operato di un ministro nell’esercizio delle sue funzioni?

Senza dubbio il risultato del processo avrà conseguenze difficili da immaginare ad oggi e, in caso di condanna, potrebbe rappresentare un precedente nell’operato di chiunque in futuro ricoprirà il ruolo di Ministro degli Interni, per questo è sbagliata la politicizzazione compiuta dalla sinistra: non si sta processando il leader politico Matteo Salvini ma un ex ministro in quanto istituzione e rappresentante della Repubblica italiana.

Il percorso giudiziario che affronterà Salvini nei prossimi mesi, va perciò considerato nel merito mentre c’è chi vorrebbe renderlo un processo alla persona di Salvini colpendolo attraverso la strada giudiziaria per il suo operato politico, un modus operandi che già in passato ha caratterizzato l’attività di una certa area politica.

Nel frattempo il 1-2-3 ottobre la Lega ha organizzato una tre giorni intitolata Gli Italiani scelgono la libertà in cui i principali esponenti del partito e personalità del mondo culturale, giornalistico, imprenditoriale si confronteranno su vari temi.

Parola centrale della manifestazione sarà la libertà declinata in una serie di panel e convegni come spiega l’Assessore ai Beni Culturali e Identità della regione Sicilia Alberto Samonà: “una grande iniziativa in cui si parlerà di cultura, di energia, di infrastrutture, di turismo, di giovani, di pesca e agricoltura, di ambiente, di immigrazione, di economia, di lavoro e di buon governo. Mentre da un lato ci saranno gli urlatori di professione dei centri sociali, per tre giorni la Lega dibatterà su alcuni fra i principali temi che intendiamo porre al centro del dibattito politico”.

Già perché, in parallelo all’evento organizzato dalla Lega, la situazione si preannuncia incandescente anche a causa delle proteste organizzate dalla rete “Mai con Salvini” che promette una “mobilitazione totale”. Proteste che non intaccheranno lo svolgimento della manifestazione che proseguirà il 2 ottobre con il confronto tra Giancarlo Giorgetti e Gianfranco Micciché sul tema della libertà e dell’autonomia regionale, così come si parlerà di libertà e sviluppo economico con vari ospiti tra cui il senatore Alberto Bagnai e Annibale Chiriaco, già vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria e responsabile regionale del Cspl.

Ci sarà spazio anche per parlare di covid-19 e “le verità nascoste sull’emergenza” prima dell’intervista di Maria Giovanna Maglie a Matteo Salvini che chiuderà la tre giorni con un convegno sabato 3 ottobre al porto di Catania.

Come spiega il Senatore Stefano Candiani, commissario della Lega in Sicilia: “I momenti di confronto sono sempre avvenuti nella Lega nei territori in cui è presente da più tempo, è un segnale importante che avvenga a Catania in concomitanza con l’ingiusto processo a Salvini che ci porta a sottolineare l’attualità dei valori di libertà”.

Ma oltre ad essere un’iniziativa di confronto, sarà un evento per testimoniare la vicinanza a Matteo Salvini da parte del partito, dei militanti e del mondo sovranista e conservatore.



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