La mossa di Forza Italia: già presentata richiesta per commissione d’inchiesta sul “golpe”

Ingerenza della magistratura nella politica, col fine di far cadere Silvio Berlusconi, Forza Italia non ci sta e chiede con forza di istituire una commissione d’inchiesta per indagare a fondo sulla torbida vicenda venuta a galla dopo la rivelazione del contenuto delle intercettazioni ambientali riferite a Amedeo Franco, giudice relatore in Cassazione per il processo Mediaset.

Un uso politico della giustizia definito “patologia conclamata, ma mai adeguatamente indagata e tanto meno curata nelle sue origini, nelle sue manifestazioni, nella sua reale estensione ai gangli vitali dell’ordinamento”. Queste le parole con cui si apre il testo della Pdl firmata dal capogruppo di FI alla Camera Mariastella Gelmini e dal gruppo compatto dei deputati azzurri, come riportato da Agi.

“Il fenomeno”, si legge ancora nella nota,“seppure circoscritto a cerchie più o meno ristrette di magistrati, rispetto ad una larga maggioranza silenziosa che ogni giorno adempie alla sua nobile funzione in posizione terza e imparziale, e con encomiabile impegno e dedizione, ha assunto, specie nel lasso di tempo intercorso dagli anni ’90 ad oggi, una dimensione sistemica, organizzata e pervasiva”. Un sistema complesso che ha visto coinvolti procure, Csm, poteri economici, media e gli stessi partiti politici.

Il contenuto delle intercettazioni porta a gravi rivelazioni, prosegue il testo, in merito “alle vicende che nel 2013 hanno portato alla condanna di Silvio Berlusconi, e alla sua successiva decadenza da senatore, per frode fiscale”. I deputati azzurri allargano il campo di indagine riferendosi anche agli anni di Tangentopoli nei quali furono coinvolti Craxi e Citaristi , fino ad arrivare all’avviso di garanzia recapitato a Berlusconi, allora premier, mentre presiedeva la conferenza Onu sulla criminalità.

“L’uso politico della giustizia e la cultura giustizialista di cui esso si è spesso alimentato, che ha avuto con Mani Pulite la sua prima e più tangibile manifestazione”, si legge nel documento, “è stato una delle radici dei populismi, di cui troviamo tutti gli elementi: la gogna mediatica, i toni strillati, l’appello al popolo in funzione di giudice supremo, l’irrazionalismo, la presunzione di colpevolezza”. E tutto ciò fino ad arrivare all’ormai noto caso Palamara ed alla tempesta che ha colpito Salvini per la questione Diciotti.

Chiara, dunque, l’intromissione della magistratura nella politica. Magistratura che non può “diventare il baricentro dello Stato, in un sistema democratico. Infatti”, prosegue il testo, “il sistema democratico si basa sulla sovranità popolare, imperniata sulla riconducibilità diretta o indiretta dei governanti al popolo, e sulla possibilità per questo di controllarne l’operato e farne valere la responsabilità nel momento elettorale”.

Chi sbaglia deve pagare, fa notare il testo della Pdl. “Anche la magistratura, essendo composta da uomini, fa politica, è naturale; ma nel momento in cui pretende di elaborare indirizzi politici, deve accettare le regole del gioco democratico, e diventare responsabile. Non si può pretendere di giocare al politico conservando l’immunità del magistrato: occorre scegliere fra un ruolo e l’altro”. I deputati azzurri chiedono il superamento del “correntismo”, specie in un organo delicato e di fondamentale importanza come il Csm. In un testo articolato in 10 punti, dunque, viene chiesta l’istituzione di una commissione d’inchiesta bicamerale per accertare: “a) lo stato dei rapporti tra forze politiche e magistratura. b) lo stato dei rapporti tra magistratura e media. c) se esistano correnti interne alla magistratura organizzate in funzione di preponderanti obiettivi politici o ideologici, ovvero collegate a partiti od organizzazioni politiche sia parlamentari sia extra parlamentari. d) l’influenza, diretta o indiretta, delle correnti politiche esistenti all’interno della magistratura. e) l’influenza, diretta o indiretta, delle correnti politiche esistenti all’interno della magistratura sul conferimento degli incarichi direttivi e sullo svolgimento dell’azione disciplinare da parte degli organismi di autogoverno della magistratura. f) l’esistenza di casi concreti di esercizio mirato dell’azione penale o di direzione o organizzazione dei dibattimenti o dei procedimenti penali in modo selettivo, discriminatorio ed inusuale. g) l’esistenza di casi concreti di mancato o ritardato esercizio dell’azione penale a fini extragiudiziari, in violazione del principio costituzionale di obbligatorietà dell’azione penale. h) l’esistenza di casi concreti di influenza esterna nella determinazione di quello che dovrebbe essere il giudice naturale, nella composizione degli organismi giudicanti, nella definizione dei calendari con particolare riguardo a quei procedimenti che abbiano visti coinvolti leader ed esponenti politici di ogni partito. i) se e in quale misura singoli esponenti o gruppi organizzati all’interno della magistratura abbiano svolto attività in contrasto con il principio della separazione dei poteri, con il principio democratico e con il principio di sovranità popolare, in special modo dirette a interferire con l’attività parlamentare e di governo, e più in generale con l’esercizio delle funzioni da parte di altri organi costituzionali. l) se e in quale direzione vada riformato il quadro normativo riguardante l’ordinamento giudiziario e i procedimenti penali, civili, amministrativi, tributari e contabili al fine di garantire il funzionamento equo, celere ed imparziale della giustizia”.



Fonte originale: Leggi ora la fonte