Libro del giorno: Perché UE non sempre accontenta tutti

NICOLA VEROLA, IL PUNTO D’INCONTRO- IL NEGOZIATO NELL’UNIONE EUROPEA (LUISS UNIVERSITY PRESS, PP.
    240, EURO 22,00). Se l’Europa, nonostante la risposta “coraggiosa” alla crisi sanitaria, non è più percepita dagli italiani come un porto sicuro non è solo colpa del risentimento verso alcuni leader europei o della difficile trattativa sui 750 miliardi per il piano di rilancio Next Generation Ue. Tra i problemi tuttora irrisolti della costruzione comunitaria c’è infatti il “vecchio” nodo della comunicazione: come spiegare all’opinione pubblica, in modo comprensibile, efficace, e politicamente “neutro”, le complesse dinamiche e i tecnicismi che sono alla base del processo negoziale, il cuore di tutta la macchina comunitaria.
    A poche settimane dalla ripresa della trattativa che dovrebbe licenziare il primo maxi piano europeo d’aiuti per fermare la crisi innescata dalla pandemia, arriva in libreria, con la prefazione di Sergio Fabbrini, “Il punto d’incontro. Il negoziato nell’Unione Europea”, volume adatto anche ai non esperti in materia sulle dinamiche che reggono quotidianamente il funzionamento dell’Unione Europea e che, nonostante le difficolta’, fanno procedere l’integrazione. A spiegare Bruxelles “dietro le quinte”, con le stesse parole che utilizza nelle sue lezioni alla Luiss, è Nicola Verola, diplomatico italiano e negoziatore di professione che attualmente ricopre l’incarico di vice Direttore Generale per l’Europa e Direttore Centrale per l’integrazione europea presso il Ministero degli Affari Esteri.
    Il libro era stato concepito dall’autore, che è anche docente di Modelli e tecniche di negoziazione nell’UE (Master Luiss, School of Government) in tempi non sospetti, come supporto didattico agli studenti che intendono approfondire la conoscenza del funzionamento delle istituzioni europee. Ben prima cioè che il Covid-19, “mettesse a nudo i pregi ma anche la fragilità intrinseca della logica negoziale intergovernativa applicata a problematiche con effetti distributivi”, osserva Verola. La pandemia ha infatti dimostrato una volta di più come il negoziato tra governi nazionali debba tuttora fare i conti con una serie di limiti oggettivi. E come un nuovo affresco sul processo d’integrazione europea che avanza tra luci e ombre, portato a termine da un “insider” sia utile per comprendere anche la gestione della crisi attuale e le prospettive future dell’Unione.
    “I processi europei – prosegue Verola – entrano in affanno quando devono affrontare delle questioni distributive, che richiedono dei trasferimenti di risorse all’interno dell’Unione.
    E questo perché le crisi “distributive” (come si è visto anche durante la crisi del debito sovrano oppure durante la crisi migratoria) tendono a polarizzare materialmente e normativamente gli interessi nazionali, contrapponendo gli Stati membri più grandi a quelli più piccoli, gli Stati membri creditori a quelli debitori, gli Stati membri più contagiati a quelli che lo sono stati di meno”.
    Intanto le incomprensioni e, non da ultimo, il lungo braccio di ferro con i “paesi frugali” su Eurobond e Mes, hanno indiscutibilmente minato il “sentiment” del popolo storicamente più europeista dell’UE come rivela un recente sondaggio secondo cui la fiducia degli italiani nelle istituzioni europee, Bce incluso, e’ scivolata dal 42% del 2019, al 27% di quest’anno (Istituto SWG Trieste, 8 aprile 2020). Come sottolinea Fabbrini, politologo e professore di scienze politiche e relazioni internazionali alla Luiss, nella sua prefazione “un’Unione Europea funzionante secondo logiche gerarchiche, dipendente dall’egemonia dell’uno o dell’altro Paese per poter agire, e’ destinata all’implosione. Il fondamentale compito delle istituzioni sovranazionali e’ di regolamentare e superare la logica nazionale. QuestO volume ci spiega le complesse dinamiche dietro a tale processo”.
    “Di fronte a una minaccia esistenziale, che mette a repentaglio la stessa tenuta dell’Unione – ricorda infatti l’autore – i leader europei si trovano di fronte ad una sfida storica: trovare la forza politica e morale per superare i problemi di azione collettiva che caratterizzano il negoziato europeo e raggiungere un accordo “alto”, per il bene dell’Europa”. E a ben pensarci e’ proprio questa la posta in gioco del prossimo vertice UE del 17 e 18 luglio sul Recovery Fund. (ANSA).
   


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