“Liguria paralizzata. Paghiamo la lite tra il governo e il concessionario”

Gli Stati generali sono finiti. Presidente, Giovanni Toti, parliamo dello stato generale delle strade liguri?

«Corsia unica, binari unici, cantieri fermi. C’è solo una Liguria, ma ci sono due velocità e due capacità. Da una parte c’è una Liguria che ricostruisce un ponte capolavoro e dall’altra c’è una Liguria che non può circolare in autostrada. Tutto questo è insopportabile. Grottesco».

È la stagione delle proposte. Ma possiamo anche limitarci ai fatti.

«Limitiamoci alle autostrade: 23 gallerie chiuse e da ripristinare; 170 sono quelle da ispezionare per stabilire possibili crolli. C’è perfino chi propone di affidare la gestione all’Anas che ha difficoltà a gestire l’ordinario. Mi sembra che siamo alla propaganda. Alla cattiva propaganda».

È vero che lo Stato ha intenzione di ispezionarle immediatamente?

«È vero e significa paralizzare ancora di più. In queste ore gira l’idea di ispezionarle in un’unica tornata. È un po’ come voler guarire un paziente che ha patologie da vent’anni con un’operazione di un giorno».

Facciamo un giro in automobile?

«La principale dorsale autostradale, l’Aurelia, con la sua variante è bloccata a Spezia, Savona e Sanremo. E naturalmente bloccata è la Gronda, un’opera già finanziata. Si tratta di un investimento da 4 miliardi di euro e che era stato approvato in un clima di concordia».

Che però oggi è discordia di governo.

«Un’opera a cui si oppone il M5s. Non mi stupiscono i parlamentari grillini ma quelli del Pd che hanno sempre condiviso le ragioni dell’opera. Sono gli unici che si sono messi in movimento e che sono passati dalla parte del no.

Prendiamo il treno?

«Proviamoci. Anche il Terzo valico, la linea ferroviaria, la cura del ferro, è sospesa a causa di leggi bizantine. Tra Finale Ligure e Andora si è venuto a creare un collo di bottiglia. Quaranta km di binario unico».

Siamo stati chiusi tre mesi in casa e ricordo che è stato tra i governatori più criticati per il suo Apriamo tutto!. Intendeva i cantieri.

«Quelli regionali sono infatti rimasti aperti. Lo scolmatore del Bisagno è un esempio. Ma siamo riusciti a completare i lavori a Santa Margherita Ligure dopo la mareggiata che aveva stravolto il porto. E non voglio parlare ancora del ponte di Genova, ma lo sanno tutti che non ha chiuso e che la Salini-Impregilo ha sposato la nostra filosofia di continuare i lavori in sicurezza».

Si sa che sarà presto percorribile ma non si sa (ancora) a chi lo Stato debba consegnarlo e lasciarlo gestire. È davvero così?

«È così. Anche il ponte rischia di finire vittima della contesa fra Stato ed Autostrade. Sarebbe un caso di eccellenza ingegneristica che si contrappone a un caso che non ha precedenti nel mondo occidentale e, aggiungo, orientale».

Immagino che abbia provato a sollecitare il ministro dei Trasporti, il premier, ad accelerare i lavori. Adesso è estate. Dobbiamo sperimentare, in Liguria, anche la quarantena stradale?

«Ho scritto naturalmente. In questi mesi ho composto, spedito lettere, anzi, minacce, suppliche. Sono diventate un genere letterario. Mi hanno accompagnato in queste notti. Non ho mai avuto risposta».

Si dirà, va bene, è solo la Liguria…

«È l’Italia. Il sistema Paese che si paralizza. Dalla Liguria, e dai suoi porti, passa il cinquanta per cento dell’export. È una Regione strategica e non parlo solo per la vocazione turistica. Se si ferma la Liguria si ferma anche la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia-Romagna…».

La Liguria sta pagando la disputa legale e politica che il governo ha ingaggiato con Autostrade?

«Non c’è dubbio. Ed è singolare perché chi sta realmente pagando siamo noi. Noi Italia. Autostrade, in attesa di conoscere il suo destino, non programma più gli interventi e i lavori. Chiude i cantieri. Ripeto. Stiamo pagando noi una sanzione che volevano infliggere a loro».

Che tipo di interventi necessitano le infrastrutture liguri?

«Non parliamo di interventi complessi. In molti casi si tratta di rammendi. Manutenzione che in ogni parte del mondo si riesce a realizzare in pochissimo tempo.

Da quel che si capisce non manca il denaro. Da quello che comunica Giuseppe Conte, l’Europa ci sta sommergendo.

«Denaro che non sappiamo come spendere. Il Recovery fund? Perdonatemi, ma a me sembra un governo da ricoverare. Un manicomio».

Si ripropone lo scontro Stato-Regioni?

«Non lo dico io. E non ci sono solo i governatori. Comuni e Regioni sono più veloci nelle risposte. Dove si è delegato, si sono registrati successi e non questo esercizio di autolesionismo».



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