“L’Italia ormai è sull’orlo del baratro eppure Conte vuole fare tutto da solo”

«L’Italia è sull’orlo del baratro, non solo economico ma politico e istituzionale. Forse è il momento più difficile della nostra storia repubblicana. E noi non faremo più da stampella a Conte, troppo comodo chiedere il nostro voto per lo scostamento di bilancio e poi sbatterci le porte in faccia quando si tratta di decidere come spendere i soldi. Il senso di responsabilità nei confronti del paese noi l’abbiamo dimostrato, oltre non andiamo» dice l’ex ministro e deputato azzurro Renato Brunetta, che pure è una delle voci più dialoganti nel centrodestra rispetto al governo.

Professore, l’opposizione ha già salvato due volte il governo, votando i due scostamenti di bilancio. Dunque, non ce ne sarà una terza?

«Se Conte pensa di chiedere altri venti miliardi avendo il nostro voto per fare poi quello che vuole, si sbaglia di grosso. Già abbiamo votato 80 miliardi che hanno consentito al governo tre decreti, il Cura Italia, il Dl Liquidità e il Rilancio, nei quali non è stato recepito neanche un emendamento del centrodestra, tutti respinti. Bel paradosso, fai i decreti con le risorse che ti mette a disposizione anche l’altra metà del cielo e poi gli dici faccio tutto io. Perchè sia chiaro, da due mesi Conte una vera maggioranza in Senato non ce l’ha più».

Sta dicendo quindi che il governo, senza il vostro voto, potrebbe cadere?

«La Costituzione prevede per questi provvedimenti la maggiorata assoluta degli aventi diritto, più ancora che per la fiducia. E in Senato il governo non ha i numeri. Ma in questo momento cruciale non avere un governo sarebbe una iattura, per giunta non credo ci sarebbero le condizioni per lo scioglimento delle Camere. C’è un ingorgo istituzionale con l’election day e il referendum e poi la situazione dell’Italia è troppo delicata per poter ipotizzare elezioni anticipate. No, la strada obbligata è un’altra».

Quale?

«La condivisione di una strategia complessiva per il paese, concordata insieme all’opposizione. Abbiamo due mesi decisivi davanti a noi, per l’Europa ma ancor di più per noi. O Conte dimostra di essere il premier di un paese unito e coeso, oppure per l’Italia non ci sarà speranza. La strada maestra è questa. Conte condivida il piano nazionale delle riforme che servono all’Italia e che l’Europa chiede per poter aprire i cordoni della borsa. Se il Parlamento lo approvasse adesso con il massimo della condivisione, il premier avrebbe credibilità in abbondanza al prossimo consiglio europeo. Ma lo stesso discorso vale per il pacchetto di aiuti europei».

Sul Mes però il premier è molto ambiguo.

«Al momento Conte tiene ridicolmente la cosa sospesa. Con la Merkel, che ha detto cose equilibrate e persino generose sulla nuova Europa che sta nascendo, Conte ha fatto un fallo intenzionale, ha risposto in maniera sgarbata e nervosa a lei che è l’unica nostra amica in Europa. Lo ha fatto non per maleducazione, ma per mandare un messaggio ai grillini. Però ha irritato tutte le cancellerie europee rendendo il lavoro della Merkel verso i paesi frugali, quelli ostili alla solidarietà, ancora più difficile».

Cioè ci ha indebolito?

«Senza dubbio. Invece in Europa ci deve andare con un consenso il più ampia possibile sul pacchetto europeo, su cui Forza Italia si è già detta favorevole. E oltre a questi due punti, chiediamo anche di anticipare la legge di bilancio all’estate e con quella attuare le riforme contenute nel piano nazionale. In maniera che a settembre, anche con l’election day e la campagna elettorale, si possa presentare come premier credibile di un paese con una strategie chiara non fatta di parole ma di norme scritte e approvate».

Ma lei pensa davvero sia possibile fare un piano di riforme, dalla giustizia al fisco, insieme a M5s e Pd? E che Conte faccia da mediatore?

«Delle due l’una: o Conte ci riesce o salta. A me del suo governo non importa, ma importa il bene del paese. Noi non siamo quelli del tanto peggio tanto meglio, però non abbiamo neppure l’anello al naso. Lo dico a Conte da quattro mesi: trova un percorso di condivisione, fai che i prossimi decreti abbiano doppi relatori, uno della maggioranza e uno dell’opposizione, e costruiamo il piano per l’Europa insieme. Se non lo fa si troverà in un vicolo cieco. Ora deve fare tutto e subito. O sarà troppo tardi».



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