L’ultimo libro di Morricone, Leone e Tarantino

ENNIO MORRICONE, GIUSEPPE TORNATORE ‘ENNIO, UN MAESTRO’ (HARPERCOLLINS, PP. 334, 19,50 EURO)

Tanti aneddoti, ricordi, è un viaggio dentro l’animo di Ennio Morricone, ‘Ennio, un maestro’, l’ultimo libro del compositore Premio Oscar, una conversazione con un altro Premio Oscar e amico, Giuseppe Tornatore, pubblicato da Harper Collins Italia per i 90 anni del Maestro, nel 2018. Ci restituisce un ritratto vero di Morricone per la sua dimensione intima, privata, di due persone che lavorano insieme da decenni e sono amiche. “Il segreto del nostro rapporto è che Ennio non si è mai stancato delle mie domande” aveva spiegato all’ANSA Tornatore all’uscita del libro di 330 pagine. Aveva raccontato come “la tromba sia la chiave di tutto nella vita di Morricone” e ricordato il primo incontro, Nuovo cinema Paradiso’, la musica: “il primo pezzo di Morricone lo ho sentito al jukebox allo stabilimento balneare, avevo 8 anni, era ‘Per qualche dollaro in più'”.
    Morricone raccontava, svelando anche qualche segreto: “Il regista rischia sempre con il compositore perché non sa mai come reagirà con la sua opera. Ho trovato la strada per far sì che il compositore resti se stesso al servizio del film. Ho cercato di fare un lavoro diverso: non subire passivamente e reagire creando qualcosa”. “Molti registi non sanno che in alcune composizioni c’erano citazioni nascoste di Brahms, di Frescobaldi” aveva spiegato Morricone e sottolineato alla presentazione del libro al Teatro Quirino: “I film di Sergio Leone si pensava fossero di serie B. Per questo non ha mai vinto un David di Donatello né Leone, né io. Gianluigi Rondi dopo Leone mi ha proposto per tanti David”.
    Sul suo rapporto con Quentin Tarantino riproponiamo un brano del libro, per gentile concessione di HarperCollins Italia.
    “Prima di The Hateful Eight, in realtà, con lui non avevo lavorato mai, è lui che aveva lavorato con le mie musiche. Per la verità, ho ammirato alcuni suoi film, e anche il modo in cui usa le mie musiche di repertorio. Lui ha scoperto che preferisce prendere musiche preesistenti, le ascolta, e se gli vanno bene le mette nel suo. ovvio che se prendi un pezzo da un film, un pezzo da un altro, un pezzo da un altro ancora, una coerenza musicale non l’avrai mai. E forse avrei difficoltà a lavorarci insieme: nei film devo essere coerente, non posso fare uno zibaldone, una fantasia musicale, come se ogni musica che mettiamo va bene. In realtà mi chiamò per le musiche di Bastardi senza gloria, era febbraio e doveva andare a Cannes, avevo due mesi di tempo per scrivere. Ma stavo lavorando per te e rifiutai, non ne avevo il tempo. Alla fine sono stato contento di essermi tirato indietro, ho visto il film e anche lì ha scelto pezzi lontanissimi tra di loro, che comunque stavano benissimo su quelle scene. La coerenza non l’ha cercata mai, sente il trasporto, la simpatia per questi pezzi, pensa che funzionino e via.. Al film successivo, The Hateful Eight, dissi di no subito, avevo tanto altro da fare.
    Tarantino venne a Roma a prendere il David di Donatello e mi raggiunse a casa per convincermi a lavorare al suo film. In realtà non me lo chiese, mi diede il copione in italiano e allora dissi subito sì, e cancellai il precedente no telefonico.
    Lui aggiunse soltanto: ‘Il film è pieno di neve, faccia un pezzo lungo per la neve, per la scena con la corriera trainata dai cavalli che corre attraverso la neve. Mi bastano sette minuti di musica’. Era strano che mi chiedesse sette minuti senza farmi vedere il film. Aveva letto il copione anche mia moglie e come me lo aveva giudicato benissimo. Anzi, usò la parola che io non uso mai: capolavoro. Perciò, anche con tanto senso di responsabilità, accettai il film. Ma cosa dovevo scrivere? Lui lo chiamava western, ma per me non era un western, era un film d’avventura collocato nella storia americana. Gli telefonai a Los Angeles: ‘Quanto dura questa sequenza della neve?’. Mi rispose: ‘Dai venti ai quaranta minuti’. Quaranta? E che gli faccio, mezz’ora di musica nevosa? Decisi allora di scrivere un pezzo più lungo dei sette minuti che mi aveva chiesto, e poi altri pezzi più dinamici, più interessanti anche per me, musica sinfonica che non avevo mai fatto, mai prima di allora. E sai perché? Mi pareva di vendicarmi sui film western di un tempo, così semplici, fatti solo per il pubblico. Questo aveva musica sinfonica, forse anche esagerata per un film, forse no, io comunque azzardai. Del resto Tarantino non mi aveva dato alcuna indicazione, quindi proseguii coraggiosamente, e ti confesso che preparai anche qualche pezzo di riserva. Tu sai bene come faccio. Se il regista dice: ‘Sto pezzo non c’entra niente’, ne prendo subito un altro, già preparato in anticipo, lo metto davanti all’orchestra e si esegue all’istante”.
    (@2018 HarperCollins Italia SpA Pubblicato in accordo con Delia Agenzia Letteraria).
   


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