L’unica decisione di Conte: farci pagare subito le tasse

«Ho fretta, frettissima, dobbiamo correre» dice Conte, e infatti al termine della preconsiglio fiume fino a notte fonda il decreto Semplificazioni viene rinviato a data da destinarsi, forse lunedì, ma non è escluso più tardi. Su quella che il premier definisce la «madre di tutte le riforme» pesano ancora molteplici divisioni tra le forze di maggioranza, malgrado il tentativo di Conte di bypassarle spingendo Pd e M5s ad allearsi in modo stabile, a partire dalle regionali di settembre. Pur ammettendo di entrare in un campo, quello delle scelte politiche dei due partiti, che non gli compete affatto, Conte sa che l’unica strada per cercare di restare a Palazzo Chigi è quella di saldare i grillini ai dem, unendo le debolezze. Una via che è sponsorizzata da Beppe Grillo, ma osteggiata da una parte considerevole del Movimento. Tra l’altro le prove d’intesa non stanno funzionando, si veda la Liguria dove sinistra e M5s non trovano accordo sul candidato comune. Le distanze tra gialli e rossi emergono in continuazione, anche l’altra notte sul «modello Genova», quindi i commissari per le grandi opere e le deroghe sugli appalti, un’ipotesi su cui frenano Pd e Leu.
E così la voglia di correre resta solo un annuncio, la «frettissima» l’ennesimo slogan da dare in pasto all’opinione pubblica, la realtà della maggioranza somiglia più ad una palude in cui ogni decisione è bloccata da veti e interessi di partito divergenti. Mentre l’Italia paga il conto salatissimo del Coronavirus, con già mezzo milione di posti di lavoro persi da febbraio a maggio e altri che spariranno quando finirà il blocco dei licenziamenti (l’Istat prevede 2 milioni di posti in meno nel 2020 e pil a -8,3%), il governo è impastoiato in e dà l’immagine opposta, quella di rinviare tutto. Anche sulla scuola, un dossier che sta diventando imbarazzante con l’exploit negativo della Azzolina in rapida ascesa nella classifica dei peggiori ministri, un incubo per milioni di famiglie alle prese con l’incognita della scuola a settembre. Il leader Pd Nicola Zingaretti ha capito che questo può essere un fronte fatale per la maggioranza, e infatti ieri sui social invitava a darsi una mossa, «tutte le energie possibili ora devono essere rivolte solo a un obiettivo: la scuola e l’università. Subito! Perché il tempo è prezioso». Anche per la credibilità del governo, già a livelli minimi.
Si è capito anche che l’appello di Conte alla collaborazione istitzionale con l’opposizione era al massimo un invito a dargli una mano vista la traballante maggioranza, ma senza ascoltare le richieste del centrodestra già totalmente escluso dagli ultimi decreti. Sul lato fiscale l’esecutivo non ha concesso nulla, se non rinvi di pochi giorni delle scadenze fiscali, più una beffa che un aiuto. E anche ieri il rinvio di acconti e saldi di Irpef e Ires, proposti in un emendamenti, sono stati respinti dalla maggioranza. «Bocciato l’emendamento della Lega per rinviare i saldi e acconti Irpef/Ires. Avremmo aiutato milioni di italiani che a luglio non possono pagare le tasse. Ma il governo se ne frega. Conte con una mano ci invita a Palazzo Chigi e con l’altra massacra gli imprenditori…». scrive il leader della Lega Matteo Salvini. Ai leader del centrodestra Conte ha mandato un documento in 9 punti intitolato «Progettiamo il rilancio», dal piano per il Sud alla giustizia. Il solito elenco di grandiosi progetti a cui segue il nulla.
L’immobilismo è certificato anche dall’Ufficio del Programma presso Palazzo Chigi, secondo cui ammonta a 144 lo stock di decreti attuativi legati ai dl anti Covid, ma di questi ad oggi soltanto 36 sono stati già adottati. Il tasso di attuazione complessivo è dunque pari al 25%, solo uno su quattro. Intanto il premier tesse la sua tela trasversale, anche con il mondo cattolico (dal Papa in giù). Ieri l’incontro con i Frati di Assisi. Per andare avanti in effetti serve molta fede.



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