Ma adesso le toghe devono pagare

Lo voglio dire da persona libera, da giornalista libero, da ex senatore e presidente di un’inchiesta morta ammazzata, da liberale fra i liberali: è arrivato il momento di fare il passo successivo. La porcata contro Berlusconi, che è stata una porcata contro chi l’ha votato con una raffica di piccoli e grandi colpi di Stato, non può restare in sospeso e senza conseguenze, affidata al balbettio di un ministro che compita in Parlamento l’abbecedario che gli hanno messo in cartella con la merenda.

C’è un principio solo da ristabilire: che la Magistratura non è un potere ma solo la funzione di un pubblico servizio, quello della Giustizia. Non siamo nella Francia di Montesquieu, col re all’esecutivo, gli Stati Generali alla Pallacorda e i giudici in parrucca che sputano sentenze. Soltanto il Parlamento ha il potere. Tutto. E lo esercita secondo il manuale della Costituzione, il cui arbitro è il Capo dello Stato.

A noi sovrani cittadini è piaciuto concedere a noi stessi il servizio pubblico della Giustizia indipendente e per questo abbiamo imposto l’uniforme della toga ai funzionari che esercitano la loro funzione – come i militari affinché non dimentichino mai di essere servitori dello Stato e che lo Stato siamo noi.

Il delitto è stato provato e adesso è l’ora del castigo. L’ora in cui la democrazia deve dimostrare di essere nei limiti delle regole tutto il potere delegato dal popolo e usarlo. Il potere può venire soltanto dal popolo, non da concorsi pubblici e cordate private.



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