Migranti all’anagrafe, la Consulta smonta il dl Salvini. E ora il governo giallorosso è pronto a riaprire tutto

«Le modifiche in materia di immigrazione potrebbero anche andare oltre le osservazioni della presidenza della Repubblica» ha sentenziato ieri su Rai 3, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese impegnata a smantellare i decreti sicurezza del suo predecessore, Matteo Salvini. Curioso che si vogliano affossare queste norme, pannicelli caldi in confronto alla missione di appoggio e rifinanziamento della Guardia costiera libica approvata in Senato questa settimana. Proprio i tanto «impresentabili» guardacoste libici hanno fatto il lavoro sporco per noi riportando indietro 5310 migranti da gennaio al 30 giugno.

Neanche a farlo apposta è arrivata proprio ieri la decisione della Corte costituzionale, che ha bocciato l’articolo di uno dei decreti Salvini che vietava l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo. E sempre ieri doveva svolgersi l’ennesimo incontro al Viminale con gli esponenti dei partiti di maggioranza per affossare le norme salviniane approvate con il Conte 1, ma è stato rimandato al 14 luglio.

Il ministro all’Interno Lamorgese ha anticipato che i cambiamenti «potrebbero riguardare il sistema di accoglienza ed i casi da valutare per la protezione umanitaria». I passi indietro sono pesanti e in linea con i porti riaperti alle navi delle Ong nonostante il pericolo virus. Il documento preparato dall’ufficio legislativo del Viminale, pronto da febbraio, è rimasto congelato per la pandemia ed i constati della maggioranza. Sicuramente verranno cancellate le maxi multe alle navi delle Ong, che potevano arrivare fino a 1 milione di euro. Le sanzioni torneranno ad abbassarsi a valori compresi fra i 10mila e un massimo di 50mila. Non si tornerà alla protezione umanitaria vecchio stile, che garantiva il 25% di chi non aveva diritto allo status di rifugiato. Però il governo giallo-rosso amplierà la cosiddetta «protezione speciale» allargandola al migrante che subisce trattamenti inumani. In pratica tutti quelli provenienti dalla Libia la invocheranno anche se non fosse vero.

Lamorgese punta a ricostituire il sistema di accoglienza diffuso Sprar. Grazie ai decreti Salvini gli ospiti dei centri di accoglienza sono diminuiti da 167mila del 2018 ai 90mila all’inizio dell’anno. Purtroppo, però, è salito il numero degli irregolari a 600mila. Su input della sinistra si rischia anche di tornare ai 35 euro a migrante di spesa quotidiana, che Salvini aveva ridotto fino a 21,35. Una sforbiciata che ha provocato il lamento delle cooperative dell’accoglienza sul rischio di 18mila posti di lavoro in meno. Salvini aveva risparmiato con i decreti sicurezza mezzo miliardo di euro.

Il Viminale si illude di ottenere dall’Europa un codice di condotta per le Ong, il riconoscimento della totale responsabilità dello stato di bandiera per la navi dei talebani dell’accoglienza e l’effettiva distribuzione dei migranti, che arranca sempre.

Lamorgese ha pure annunciato nelle ultime ore che «occorre procedere a corridoi umanitari a livello europeo per liberare i campi di detenzione in Libia». Se il progetto fosse di portare i migranti da noi, con passaggi aerei o marittimi, è una follia. L’unica soluzione, che già funzionava prima dell’ultimo anno di fallito assedio a Tripoli, è il rimpatrio dei migranti direttamente dalla Libia a casa loro, grazie all’Iom, costola dell’Onu.

L’offensiva per depotenziare i decreti Salvini ha coinvolto la Consulta che da ragione al ricorso di vari tribunali sentenziando l’ «irragionevole disparità di trattamento» perchè «rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti». La violazione riguarda l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza di tutti i cittadini, ma si intende italiani. La richiesta di asilo non prevede la cittadinanza automatica.



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