Mondragone, ancora tensioni “Da anni una bomba sociale”

Mondragone, Italia. Prima il focolaio, poi la paura, poi le tensioni, infine il contagio economico, forse quello peggiore. Nel comune del litorale domizio, terra di agricoltura, di mozzarelle ma anche di spiagge affollate ogni estate di villeggianti che arrivano dalla vicina Napoli, si leva il grido di allarme dei balneari: «Lo scorso fine settimana si intravedeva un’inversione di tendenza su tutto il territorio. Adesso invece piovono disdette, il rischio è che la stagione sia compromessa», sintetizza Salvatore Brodella, titolare di un lido e delegato locale del Sib (Sindacato italiano balneari).

Ma l’estate è lontana. Per ora ci sono giorni di paura e tensione snocciolati come grani di un rosario. Nel paesone in provincia di Caserta è stato un venerdì di tensione dopo il giovedì di fuoco in cui la comunità bulgara che affolla la cosiddetta area Cirio – che dallo scorso lunedì è «zona rossa» per effetto di un’ordinanza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca in seguito alle decine di positività – si era fronteggiata con quella italiana. Nella notte tra giovedì e ieri un furgone con targa bulgara, parcheggiato vicino al complesso epicentro del focolaio, è stato incendiato con un molotov artigianale. Ora cinquanta militari vigilano affinché nessuno cerchi di abbattere o scavalcare le transenne che delimitamo l’area off limits, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Si parla di screening di massa. Intanto gli italiani continuano a ronzare attorno alla Cirio, per vigilare che i bulgari e gli altri stranieri che sono in quarantena non vadano in giro a spargere il virus, perché i positivi finora sono 43 ma là dentro sono in settecento, ammassati in appartamenti affittati in nero, molti «fantasmi» senza nome, che vivono in condizioni igieniche precarie. Un mondo sommerso che Mondragone sfrutta nella sua economia fatta di campi da coltivare, pomodori da raccogliere ma che oggi si è trasformato in un esercito di straccioni pericolosi e ribelli, che sfidano loro e le restrizioni.

Ora tutti parlano di Mondragone come una polveriera. «È una bomba sociale che da tempo rischiava di scoppiare e che ora è scoppiata», dice un attivista dell’associazione Cittadinanza Attiva Mondragone. «Diciamocelo chiaramente, queste persone non sono integrate con noi, anche se frequentano la nostra mensa e vengono al campetto – dice il vescovo di Sessa Aurunca, Orazio Piazza -. Non si sa quanta gente abiti effettivamente in un appartamento, certamente sono in moltissimi. Il paradosso è che sono le donne a lavorare di più, come braccianti agricole e badanti, mentre gli uomini rimangono a vivacchiare». E anche il presidente della Regione Vincenzo De Luca si accorge che «a Mondragone abbiamo una realtà ultradecennale rispetto alla quale sembra che nessuno abbia visto niente, eppure è un problema che avrebbe dovuto riguardare, e riguarda, in primo luogo il ministero dell’Interno, la prefettura, la questura, il comune, le forze dell’ordine». Il governatore si autoassolve ma finisce nel mirino della Lega e di Fdi. «Mentre i campani erano chiusi in casa, gruppi di immigrati irregolari erano liberi di bivaccare per strada. Non è stato fatto praticamente nulla. De Luca poteva fare tantissimo, non lo ha fatto. Più che sceriffo, mi sembra un incantatore di serpenti», dice la presidente di FdI, Giorgia Meloni, a Mattino Cinque su Canale 5. «Mondragone è una bomba sociale, innescata dalla sinistra filoimmigrazionista e da De Luca», afferma Nicola Molteni, segretario della Lega in Campania. E lunedì a Mondragone arriverà Matteo Salvini. Sarà probabilmente un’altra giornata di rabbia.



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