“Non c’è nulla per lo sviluppo. Noi decisivi su moda e scuole”

Onorevole Mariastella Gelmini, alla Camera siamo alla stretta finale sul Dl Rilancio. Forza Italia ha chiesto misure strategiche finalizzate alla ripresa. Qual è il vostro giudizio sul testo e sul ricorso alla fiducia?

«È un provvedimento molto parziale, che arriva con grandissimo ritardo. Si limita a misure risarcitorie e assistenzialistiche. Poco o nulla per lo sviluppo. Il ricorso alla fiducia è un classico per questo governo, come anche questo monocameralismo di fatto che concentra in un solo ramo del Parlamento l’esame dei decreti».

Giuseppe Conte continua a chiedere la vostra collaborazione sul merito dei provvedimenti. Quanta disponibilità all’ascolto avete riscontrato dall’inizio della crisi?

«Pochissima, e per lo più formale».

Nel cammino parlamentare dei vari decreti quali sono state le misure più importanti che Forza Italia è riuscita a fare approvare?

«Abbiamo condotto una battaglia per evitare la chiusura delle scuole paritarie e le risorse per questi istituti sono raddoppiate. Ci siamo impegnati per le zone terremotate, mentre il governo le abbandonava, facendo stanziare risorse specifiche per le attività di ricerca e sviluppo in quelle aree martoriate. Abbiamo chiesto interventi specifici per i settori più colpiti: siamo riusciti a smuovere il governo su temi come la moda, fiore all’occhiello del Made in Italy di cui praticamente solo noi ci siamo occupati, sull’automotive e sulle fiere. Abbiamo ottenuto l’allargamento dell’ecobonus alle seconde case e al terzo settore. Avremmo voluto poter fare di più: tuttavia siamo fieri di aver conseguito per gli operatori sanitari deceduti per Covid il riconoscimento di vittime del dovere. Questo naturalmente non cambia il nostro giudizio: abbiamo agito nella logica della riduzione del danno».

Quali proposte presenterete in vista dei prossimi decreti?

«Abbiamo messo a punto un documento molto articolato che affronta tutte le tare storiche del nostro Paese, partendo dalla riduzione delle tasse: è il nostro Recovery Plan. Adesso, però, serve intervenire con urgenza su quei settori più colpiti che sono stati solo marginalmente coinvolti da aiuti e incentivi. Penso al turismo che è in ginocchio e più in generale al mondo degli autonomi, al commercio, ai pubblici esercizi. Ed è irrinunciabile il rinvio delle scadenze fiscali: altrimenti a settembre sarà un disastro».

Nel dialogo con il governo proverete a fare entrare la riforma della giustizia?

«Certo: il cattivo funzionamento della giustizia civile e penale è un freno allo sviluppo. Ed una minaccia per la democrazia, come dimostra la vicenda di cui è stato vittima il presidente Berlusconi. Sulla Commissione di inchiesta sull’uso politico della giustizia non molleremo di un millimetro. Ma attendiamo anche che cominci sul serio questo dialogo. La maggioranza però è impegnata su altri fronti. Pensano alla legge elettorale e al conflitto di interessi: come se i problemi reali del Paese in questo momento fossero questi. Sono disconnessi dalla realtà: c’è un Paese in sofferenza e loro pensano alle poltrone, ma con le leggi elettorali gli italiani non mangiano».



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