Ogni bonus ha sotto un trucco. Baby sitter, pagato solo il 2,7%

I bonus per le famiglie? pochi spiccioli. Secondo i dati dell’Inps pubblicati dal Sole 24 Ore, il governo ha stanziato 3,2 miliardi di euro per congedi parentali, bonus baby sitter e centri estivi, ma l’ente previdenziale finora ha erogato solo 87 milioni di euro: il 2,7 per cento dei fondi previsti.

Il meccanismo assomiglia sempre più ai messaggi tipo «Congratulazioni, lei ha vinto…», i classici premi fasulli per attirare l’attenzione. Che nei peggiori casi si rivelano una truffa, nei migliori una vincita che si riscuote solo a patto di comprare qualcosa. Sono così anche i bonus Covid del governo: dietro gli slogan e la copertina luccicante c’è sempre qualche brutta sorpresa, paletti e limiti che rendono l’accesso difficilmente fruibile. Ed è così che la «potenza di fuoco» da 32 miliardi di euro, includendo anche i 600 euro alle partite Iva e la cassa integrazione, al momento si è materializzata nelle tasche dei destinatari solo per il 50 per cento, 16 miliardi circa. Un tasso di efficacia pessimo, se si pensa che parte delle misure «causa Covid» sono previste dal Cura Italia che risale addirittura al 17 marzo.

Norme scritte male, traversie burocratiche, ingolfamento dell’Inps e paletti fissati dal governo proprio per limitare la platea dei beneficiari hanno trasformato l’elenco dei bonus in una lista di flop.

Il «pacchetto famiglia» è l’ultimo esempio: ideato per aiutare i genitori a gestire i figli dopo che le scuole sono state chiuse per coronavirus, si articolava in due misure: i congedi parentali straordinari per Covid e il bonus baby sitter da 600 euro. Chiaramente, il genitore che usufruiva del congedo parentale e restava a casa ad accudire la prole, non poteva pretendere anche il bonus per pagare la baby sitter. Com’è ovvio le famiglie si sono organizzate in modo flessibile: qualche giorno di congedo, qualcuno di baby sitter. Ma chi ha scritto la legge ha pensato bene di escludere questa eventualità: chi aveva usufruito anche di un solo giorno di congedo parentale, si è visto negare l’intero bonus baby sitter. In seguito la norma è stata corretta, ammettendo una compatibilità parziale, e il bonus baby sitter è stato aumentato, arrivando a 2.000 euro per i componenti delle forze dell’ordine e operatori della Sanità. Com’è finita? I fondi per queste categorie, tanto lodate durante il lockdown, sono ben presto finiti.

Con l’aumento del bonus il governo ha deciso di aggiungere la possibilità di usarlo anche per pagare i centri estivi. Peccato che, causa Covid, i prezzi dei centri siano aumentati del 30 per cento e il governo abbia fissato limiti molto bassi, rendendo il bonus insufficiente a pagare il soggiorno. Un’altra beffa.

Nei giorni scorsi, come ha raccontato il Giornale, è emerso anche l’inghippo per il bonus bici e monopattini. Centinaia di migliaia di italiani hanno già comprato le bici confidando nel bonus ma la procedura per erogarlo si è impantanata per la lite tra ministero dei Trasporti e ministero dell’Ambiente. Lite finita con la decisione di far tornare nei negozi gli acquirenti per chiedere di riemettere lo scontrino in versione parlante o una fattura. Intanto i soldi sono finiti e manca ancora la piattaforma informatica per presentare la richiesta di rimborso. Un altro pasticcio che ha spinto le aziende del settore riunite in Confindustria Ancma a minacciare di non accettare più di applicare sconti fiscali che non sono sicuri di veder risarciti dallo Stato.

Va un po’ meglio il bonus vacanze: 150 euro a persona. C’è il problema che lo accettano solo 4 alberghi su cento, ma bisogna accontentarsi.

La prossima incognita è il «super bonus 110%» per le ristrutturazioni edilizie per ora rimasto soltanto sulla carta. Mancano le regole attuative ma Gianluca Timpone, docente di Politica economica all’Università europea di Roma, fa una profezia: «Andrà solo ai primi che lo chiedono, perché le banche avranno interesse ad acquisire il credito fiscale sono per una cifra pari alle tasse che devono pagare». Un altro bonus a ostacoli.



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