Ora Esposito corre alla Cedu per difendere l’indifendibile

Gli audio del giudice Amedeo Franco sulla sentenza contro Silvio Berlusconi del primo agosto 2013 hanno scoperchiato un vaso di Pandora, portando alla luce una verità lungamente celata. Ricapitoliamo. La scorsa settimana Quarta Repubblica di Nicola Porro ha mandato in onda in esclusiva un audio in cui Franco – la toga è venuta a mancare nel maggio 2019 –, in un incontro informale con il Cavaliere e alcuni testimoni, commentava l’“ingiusta” sentenza di condanna emessa contro il leader di Forza Italia dalla sezione feriale della Cassazione presieduta da Antonio Esposito. Una condanna per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset che, con la successiva entrata in vigore della Legge Severino, ha estromesso l’ex premier dal Senato e dunque dal Parlamento.

Questo lunedì il programma ha portato alla luce un nuovo contributo: si tratta della testimonianza di tre dipendenti di un hotel di Ischia nel quale Esposito aveva soggiornato; i tre sostengono che Esposito avrebbe definito Berlusconi “una chiavica”, aggiungendo che “se mi capita l’occasione, gli devo fare un mazzo così a Berlusconi”. Frasi inequivocabili (“chiavica”, “un mazzo così”) che il giudice avrebbe pronunciato qualche anno prima del processo a Berlusconi. Una testimonianza che il giudice diretto interessato“palese falsità” ha bollato come “palese falsità”.

Ora Esposito, travolto dallo scandalo, prova a correre ai ripari, ricorrendo alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La toga, infatti, ha rivolto un’istanza alla Cedu per essere autorizzato a intervenire nel procedimento “Berlusconi contro Italia” per “dimostrare la sua assoluta imparzialità e per argomentare, contrariamente a quanto sostenuto dai legali di Berlusconi, in merito alla totale regolarità e correttezza del processo. Insomma, “assoluta imparzialità” e “regolarità e correttezza del processo”. Il contrario di quanto sostenuto invece da Franco. Sul collega scomparso, Esposito si è così espresso: “La sua affermazione di Franco è radicalmente falsa. Il comportamento di Franco che va a giustificarsi con il suo imputato che ha concorso a condannare e muove accuse totalmente false agli altri colleghi che non erano assolutamente prevenuti, è inqualificabile ed inquietante. Purtroppo non è più possibile denunciarlo”.

L’audio di Franco su Berlusconi

L’audio che ha fatto scoppiare lo scandalo consiste in un’intercettazione ambientale durante l’incontro tra Franco, Berlusconi e alcuni testimoni, realizzata proprio da uno dei presenti. E stando al commento di Franco, il processo viene descritto come tutto fuorché imparziale. Queste le sue parole: “Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà, a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia. L’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto”.

E ancora: “In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso, ci continuo a pensare. Non mi libero. Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo”.

Esposito scrive alla Cedu

Oggi la notizia dell’istanza di Esposito, depositata a Strasburgo martedì scorso. I legali di Esposito, Antonio Grieco e Antonio Pagliano, nella nota, fanno sapere l’intenzione di agire legalmente con querele per “affermazioni gravemente diffamatorie espresse” nella puntata di Quarta Repubblica del 29 giugno.



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