Paolo Mieli e l’arte dell’oblio

(di Elisabetta Stefanelli) (ANSA) – ROMA, 29 SET – PAOLO MIELI, ‘LA TERAPIA DELL’OBLIO’
(Rizzoli, pag. 275, euro 18,00) – Insomma accade che oggi il
ricordo del passato si intreccia ”in modo eccessivo con il
presente”, secondo Paolo Mieli e questo, a suo avviso, crea ”un aggrovigliamento tra passato e presente che ci intossica. E
ci impedisce di porre dei punti fermi che consentano,
all’occorrenza, di voltare pagina. Per questo dovremmo tenere
meglio separati il passato e il presente. E far si che tutto
quel che scopriamo (o ci sembra di scoprire) del passato non sia
immediatamente inghiottito dal caos delle nostre ‘menti
impegnate”. E’ la premessa, direi quasi sorprendente, da cui
parte il nuovo libro di Mieli, ‘La terapia dell’oblio”, in cui
l’autore vuole porre un freno agli ”eccessi di memoria”. Dico
sorprendente perché che un fine storico, un giornalista che ha
fatto dell’approfondimento il suo faro, non ci si aspetta che a
un certo punto abbracci la linea dell’oblio. Ma quello a cui
tende Mieli è un fine alto nel disordine della memoria, di cui
molti forse sembrano approfittare per aumentare l’incertezza,
dell’oggi.
    Poi sfogliando il libro ci si rende in qualche modo conto che
quella di Mieli è nella sostanza una provocazione, perché nei
brevi e densi saggi che lo compongono va al contrario, a
riportare alla luce particolari, aspetti, personaggi, opere,
vicende con cui la storia è stata a dir poco inclemente
dimenticandoli o ammantandoli di significati che non avevano.
    Ritroviamo un Giovanni XXIII che è non è per niente Angelo
Roncalli, ma un papa del 1410 che fu un antipapa, oppure si
rende giustizia alla figura di Caracalla, o ancora a Baruch
Spinoza, filosofo condannato all’eresia, scomunicato ed
emarginato dalla comunità ebraica, fino alla morte in povertà e
solitudine avvenuta a soli 44 anni, nonostante la sua mite
esistenza. Si ritrovano tra le pagine della letteratura dedicate
alle epidemie, da tutti frequentate in tempi di Pandemia, le
figure degli untori, la loro storia, le persecuzioni, le
ossessioni e il modo in cui la scienza ne ha superato il mito
negativo.
    E infine le pagine su Auschwitz dove dimenticare ha
significato un necessario rito di passaggio per tornare a
vivere. Pagine straordinarie queste di Mieli su campo di
concentramento, perché ne racconta tutta la storia, dal primo
all’ultimo giorno, svelando aspetti sconosciuti, rivolte, fughe,
mansioni, atrocità. ”Nessun archivio esistente può crescere
proporzionalmente all’aumento della complessità del mondo e, di
conseguenza, della quantità di informazioni disponibile”.
    Quindi, per Mieli, ”Noi la chiamiamo memoria ma quanto accade
non è altro che un grande caos”. Allora eliminiamo il superfluo
per fare meglio luce. (ANSA).
   


Fonte originale: Leggi ora la fonte