‘Playboy e tocco di seta’,l’Equipe celebra il ’76 di Panatta

(ANSA) – PARIGI, 29 MAG – “Il playboy italiano, con una
superba volée e un tocco di seta, esteta e con un tantino di
nonchalance”: così il quotidiano francese L’Equipe descrive
Adriano Panatta, rievocandone in due intere pagine l’impresa del
1976, quando vinse il Roland Garros dopo aver trionfato al Foro
Italico. Battendo fra l’altro un mostro sacro come Bjorn Borg. “Panatta camminava sulle acque” è il grande titolo dell’articolo
che ripercorre con i ricordi dello stesso Panatta e quelli del
giornalista Ubaldo Scanagatta. Ed è proprio Adriano a
sintetizzare quel suo incredibile momento: a maggio al torneo di
Nizza annulla 8 match-ball al giapponese Jun Kuki, poi a Roma
vince il torneo dopo aver annullato 11 match ball
dell’australiano Kim Warwik, infine si aggiudica l’unico torneo
del Grande Slam della sua carriera annullando un match-ball al
ceco Pavel Hutka. “Sinceramente – commenta Panatta – non trovo
dei motivi per spiegare tutto questo. Non ci sono segreti per
riuscire a salvare 11 match-ball. Bisogna avere fortuna. E’ un
po’ il destino…”. A L’Equipe, Panatta regala anche un
aneddoto di quella memorabile stagione, relativo alla sua
rivalità con l’americano Harold Solomon, con il quale aveva dato
vita a un furioso litigio al Foro Italico. Fra i due non c’era
simpatia e quando Panatta se lo ritrova di fronte in finale a
Parigi non gli fa sconti già negli spogliatoi, prima di entrare
in campo: “sono andato da lui, che era molto basso, 1 metro e 68
– ricorda Adriano – e gli ho detto ‘no, ma guardati, come puoi
pensare di battermi oggi? Beh, non fu molto gentile, ma è
successo davvero”. L’impresa vera l’aveva fatta, ai quarti,
battendo Borg al quale era invece legato da stima e amicizia.
    Aveva già vinto contro di lui nel 1973 e, come l’altra volta, lo
domina. E resta l’unico ad aver battuto lo svedese al Roland
Garros: “per questo ci sono dei motivi – spiega Panatta – a
Bjorn non piaceva giocare contro di me. Perché non gli davo
alcun ritmo. Variavo in continuazione, andavo spesso sotto rete.
    Con me ogni punto era diverso dall’altro. E con le smorzate lo
facevo soffrire tanto”. (ANSA).
   


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