Sanatoria, il Viminale smentisce le cifre della Bellanova

Sembrano lontani i tempi in cui Teresa Bellanova piangeva nel pieno della conferenza stampa di presentazione del decreto rilancio, quello che prima era stato chiamato “decreto aprile”, poi “decreto maggio” ed alla fine ha avuto assegnato un nome senza riferimenti temporali visto che il provvedimento è arrivato quasi a giugno ed ha rischiato di essere presentato quasi in estate.

All’interno del decreto, come si sa, è stata inserita anche la norma relativa alla sanatoria dei migranti irregolari impegnati nei comparti dell’agricoltura e nei lavori domestici. Una misura che la stessa Bellanova, in qualità di ministro dell’agricoltura, ha iniziato a pretendere già durante il pieno dell’emergenza coronavirus, pena le dimissioni e l’apertura di una crisi di governo. Secondo la principale esponente renziana all’interno dell’esecutivo, la sanatoria doveva coinvolgere almeno 600.000 migranti irregolari per permettere a questa vasta platea di raggiungere i campi e lavorare lì dove le coltivazioni erano state abbandonate dai braccianti a causa dell’epidemia.

Non solo: le lacrime spiattellate in diretta televisiva erano in riferimento all’altro obiettivo della sanatoria, che il governo ha voluto sempre identificare come “semplice sanatoria”, ossia la lotta all’emersione ed al caporalato. E nonostante le stesse associazioni di categoria hanno messo più volte in guardia che un’eventuale sanatoria non avrebbe affatto risolto né il problema della mancanza di braccianti e né tanto meno quello del caporalato, il governo è andato ugualmente avanti sotto la spinta di Italia Viva e del ministro Bellanova in particolar modo.

Ma puntualmente le previsioni del flop si sono avverate: nel primo report presentato dal Viminale lo scorso 15 giugno, due settimane dopo l’apertura delle istanze relative alle presentazioni delle domande da parte di datori di lavoro e migranti interessati, si evidenziava come le pratiche aperte non andavano oltre il numero di 32.000. E di queste per giunta, il 91% riguardava i lavori domestici, una parte molto modesta invece aveva a che fare con l’agricoltura, che pure rappresentava l’obiettivo cardine della sanatoria.

Una situazione non variata nel secondo report, quello presentato il primo luglio scorso: 80.366 le domande presentate, di queste l’88% riguardavano il lavoro domestico. Un flop quindi ben evidenziato, che adesso la stessa Teresa Bellanova sta provando in qualche modo a mascherare. Così come sottolineato su LaVerità, nel corso di una videoconferenza con sindacati ed associazioni di categoria, a cui ha partecipato anche il vice ministro dell’Interno Matteo Mauri, il titolare del dicastero dell’agricoltura ha sottolineato che grazie alla sanatoria “100.000 persone sono uscite dalla condizione di irregolarità, circa 18.000 sono quelle del settore agricolo”.

La cifra relativa al mondo dell’agricoltura è di per sé molto deludente: per settimane il governo è stato in bilico e gli animi politici scaldati per partorire poi una norma in grado di assorbire poco più di 18.000 potenziale braccianti, un risultato decisamente modesto. Per giunta il numero è stato “gonfiato” dallo stesso ministro. Tra quanto dichiarato dalla Bellanova e quanto riportato, sempre nelle scorse ore, dal Viminale c’è una certa differenza. Il ministero dell’Interno infatti, ha pubblicato una nota in cui si evidenzia che al momento sono 93.371 le domande presentate per le regolarizzazioni. Non quindi 100.000 come invece dichiarato dal ministro Bellanova durante la videoconferenza.

Passi però pure l’idea in questo caso che il rappresentante renziano ha voluto “arrotondare” per eccesso durante un discorso tenuto in videoconferenza. Diverso è però l’errore di comunicazione per quanto concerne i dati relativi al mondo agricolo. Bellanova ha parlato di 18.000 potenziali braccianti regolarizzati, il Viminale ha fatto sapere che delle poco più di 93.000 domande presentate, solo 11.697 riguardano il lavoro subordinato. Tutto il resto invece ha a che fare con il lavoro domestico.

Una cifra, quella del Viminale, ben distante da quella già modesta enunciata dal ministro durante l’incontro. Forse l’obiettivo di Teresa Bellanova era quello di mascherare almeno parzialmente il flop della sua sanatoria, della sua idea partita sotto i peggiori auspici che puntualmente adesso si stanno verificando. L’agricoltura, il settore che coinvolge il ministro che più di tutti ha insistito per la riforma, è stata solo marginalmente toccata dalla sanatoria. Questa è l’unica verità oggettiva riscontrabile dai dati: i numeri non mentono, sempre che essi siano enunciati, a differenza da quanto fatto dal ministro Bellanova, in modo corretto.



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